Liberali in economia – Conservatori nei valori elvetici

 

Causa

La politica è una cosa seria. La politica fa finta di voler governare ma lascia che il declino prosegua. Contempla impotente le cose che vanno a catafascio; sperando che cavalcando il declino esso sia meno peggio. Forse ai partiti che hanno il potere e i mezzi conviene così, mirando magari a mantenere qualche rendita di posizione nella spartizione statale. Questa situazione non è priva di effetti ormai visibili e subiti da molti che qui sintetizziamo.

  1. Famiglie: penalizzate

    La famiglia non è più riconosciuta come la cellula fondamentale, primaria e libera che tiene assieme la società. È diventata solo una opzione tra molte a causa del relativismo del ruolo uomo-donna, dell’ideologia gender, del libertinismo dei costumi. Alla famiglia va via via sostituendosi lo Stato con leggi e soldi che favoriscono la famiglia come cellula unicamente procreatrice ma non più educatrice e accuditrice. Fiscalmente le famiglie tradizionali sono penalizzate.

  2. Aziende serie: demonizzate

    Le aziende, e l’imprenditoria e il lavoro in generale, sono diventate un male necessario (di marxiana memoria). Per questo la politica non valorizza più il fare e il rischiare e i media mettono l’accento sempre solo sulle negatività prodotte dall’economia. L’imprenditoria è nella migliore delle ipotesi tollerata ma non riconosciuta.

  3. Contribuenti: strizzati

    Basta dire che da 12 anni non ci sono più sgravi fiscali né per le persone fisiche e né per le imprese. Il contribuente è uno strumento per riempire le casse, il moltiplicatore e le proposte di aumentare le tasse e i balzelli lo confermano. L’8% dei contribuenti paga il 50 % delle imposte ! Chi riceve è più numeroso di chi paga.

  4. Ceto medio: dimenticato

    Chi non beneficia di sussidi, chi dipende dall’economia per ricevere il salario e non chiede nulla allo Stato (circa 120'000 cittadini), non è degno di interesse da parte di chi fa le leggi e spende i soldi pubblici. Per contro deve pagare e nulla pretendere. I piccoli artigiani e commercianti tirano la cinghia pur di mandare avanti lavoro e dipendenti.

  5. Proprietà privata: punita

    I sussidi e gli aiuti vanno a beneficio di chi non è proprietario, chi è proprietario è ritenuto una sorta di asociale siccome possiede quando altri non possiedono. Per questo aumentano le stime immobiliari, i balzelli sulla proprietà privata al punto tale che chi non ha nulla sta meglio di chi ha qualcosa. Mina alla radice l’attaccamento ad un posto, ad una terra. Disincentiva la responsabilità personale.

  6. Bilaterali: subiti

    Inutile dire che i trattati con gli altri Stati li stiamo subendo perché non siamo capaci di produrre una politica estera attiva, ma solo reattiva.

  7. Stato: costoso

    L’efficienza e l’efficacia dell’intervento dello Stato non è mai messo in dubbio, come mai sono prese in considerazioni opzioni di rinuncia di compiti statali o di delega ad altri enti meno costosi. Gli standard sono sempre massimi e in ogni settore, la selettività e la priorità della spesa inesistente. Tutte le imposte pagate dai cittadini non bastano per fare le paghe ai dipendenti dello Stato.

Conclusione

La causa e gli effetti di cui sopra, sono diventati dei veri tabù per chi vede la politica solo come luogo di spartizione del potere. C’è invece margine di aggregazione e di rinnovamento per chi come noi crede che una campagna elettorale per il 2015 serva anche a proporre soluzioni a queste 7 emergenze. Tramite una politica liberalconservatrice (liberale in economia e conservatrice nei valori svizzeri) stiamo proponendo delle risposte concrete, consultabili su questo sito web. Non vogliamo occuparci di tutto e di tutti, questo lo lasciamo a partiti più grandi e più affermati del nostro, ma vogliamo concentrarci per risolvere queste emergenze di fondo che intaccano il vivere civile e il benessere di ognuno di noi.

Valori di riferimento

Ciò che ci unisce nel nostro impegno comune è il DNA del pensiero liberalconservatore. Il lettore può capire se AreaLiberale fa per lui se ritiene che i concetti qui sotto siano dei valori da difendere coi denti:

  • Iniziativa individuale
  • Ruolo attivo della società civile
  • Economia libera di mercato
  • Proprietà privata
  • Libertà di educazione
  • Buon governo
  • Principio di sussidiarietà
  • Competitività e solidarietà
  • Concorrenzialità e bassa pressione fiscale
  • Parsimonia e rigore nella spesa pubblica
  • Iniziativa dal basso
  • Pace sociale
  • Condizioni quadro attrattive
  • Rispetto del territorio
  • Neutralità
  • Democrazia diretta
  • Federalismo
  • Sovranità del popolo e dei cantoni
  • Politica di milizia
  • Certezza e sovranità del diritto nazionale
  • Bilateralismo con altri Stati
  • Difesa nazionale ed esercito di milizia
  • Indipendenza dall'UE
  • Laicità dello Stato e libertà religiosa
  • Matrice giudaico-cristiana dell'Europa e dell'Occidente

 

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Manifesto liberalconservatore

3 condizioni necessarie per ripartire

  1. La Modernizzazione dello Stato: legittimità, efficienza e efficacia (ruolo, regole e funzione).

 

  1. L’Ottimizzazione tra Politica estera e Politica interna. La consapevolezza identitaria di chi siamo e cosa vogliamo (politica interna) con la necessità di negoziare con chi ci sta attorno (politica estera).

 

  1. Il Rilancio della società civile tramite: il principio del federalismo liberale svizzero (sussidiarietà e solidarietà dal basso), la democrazia diretta e partecipativa (favorire iniziative e referendum popolari), il controllo finanziario statale in mano al popolo (referendum finanziario obbligatorio), la prosperità economica (togliere i bastoni dalle ruote di chi vuol fare).

 

5 urgenze di riequilibrio liberale

  1. Urgenza: politica.

   Legiferare dall’ottica del cittadino e non dello Stato.

   Obiettivo: ri-equilibrare diritti e doveri.

 

  1. Urgenza: sociale.

   Promuovere la società civile tramite i principi di sussidiarietà e di solidarietà, per sconfiggere le varie esclusioni.

   Obiettivo: ri-equilibrare libertà e responsabilità.

 

  1. Urgenza: economica.

   Valorizzare le imprese creatrici di lavoro e ricchezza, e incentivare la proprietà privata, il mercato e il profitto. Basta tassa e spendi e ristrutturare la spesa pubblica:

   tassando meno e spendendo meglio.

   Obiettivo: ri-equilibrare autonomia personale e dipendenza pubblica.

 

  1. Urgenza: educativa/civica/culturale. Integrare in un modello partecipativo e innovativo le pluralità e

   le diversità degli attori e degli enti sia statali che privati.

   Obiettivo: ri-equilibrare identità locale e multiculturalismo anonimo.

 

  1. Urgenza: istituzionale.

Modernizzare lo Stato per uscire dal paternalismo statale ridistribuendo in modo innovativo finanze e i compiti tra Cantone e Comuni.

Obiettivo: ri-equilibrio tra centralismo burocratico e decentramento politico.

 

7   Situazioni da cambiare

  1. Famiglie tradizionali: da penalizzate a favorite
  2. Aziende serie: da demonizzate a promosse
  3. Contribuenti: da strizzati a rispettati
  4. Lavoratori e ceto medio: da dimenticati a valorizzati
  5. Proprietà privata: da punita a incentivata
  6. Bilaterali: da subiti a gestiti
  7. Stato: da costoso e deficitario a parsimonioso ed equo

 

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Le nostre 5 AREE programmatiche

Le 5 aree programmatiche non sono un'invenzione ideologica attraverso la quale confrontarci con la realtà, ma la realtà stessa che invoca degli interventi in queste aree: più competitività, più solidarietà, più educazione, più bellezza e più buon governo sono allo stesso tempo necessità di rilancio comunitario e desiderio personale di molti ticinesi.

 

Competitività

La competitività è la condizione e la missione insindacabile che scegliamo per favorire la produzione di ricchezza, prosperità e benessere per tutti. Significa adoperarci per raggiungere l'eccellenza in molti campi pubblici: nella scuola, nei trasporti, nell'amministrazione, nella giustizia, nella politica estera, nel supportare l'economia e la piazza finanziaria, nella gestione delle risorse e la fiscalità, nel turismo, nel processo aggregativo dei Comuni, nell'occuparsi di chi davvero ha bisogno. Per competere dobbiamo togliere gli ostacoli che frenano chi vuole rischiare e fare; perciò sburocratizzare le procedure, neutralizzare il potere degli apparati amministrativi.

Dobbiamo anche premiare e incentivare chi vuole fare o quelli che con successo stanno già facendo creando lavoro e ricchezza; cioè trattarli meglio fiscalmente e togliendogli i bastoni tra le ruote quando vogliono fare ancora di più o di nuovo.

 

Solidarietà

La solidarietà, con la competitività, è l'altra faccia della stessa medaglia . Non tutti sono in grado di competere da subito o di continuo, come pure si sa che la ricchezza e il benessere una volta prodotti devono essere mantenuti, difesi e ridistribuiti. La solidarietà non sono solo i sussidi sociali del DSS. Vogliamo uscire dalla triangolazione contribuente-stato-beneficiario incentivando e valorizzando il rapporto diretto caritatevole: donatore-beneficiario. Vogliamo equlibrare la giustizia distributiva ( quella che avviene attraverso lo scambio con Stato) con la giustizia commutativa ( quella che avviene con scambi spontanei tra privati e privati). La solidarietà non è solo un rapporto diverso di ridistribuzione, ma sono le misure puntuali che contengono questi principi e che i politici devono trovare per rispondere alle persone su molti temi: dumping salariale, disoccupazione e disagio giovanile, paura degli stranieri, Europa invadente, piazza finanziaria con annessi e connessi in declino, turismo fantasma, casse malati impagabili, troppi sussidi a chi non li merita, sicurezza personale scricchiolante, frontiera colabrodo, questuanti verso Berna e inchinati verso Roma, intasamenti e ingorghi per spostarsi, lavori precari e neri, poche opportunità professionali per i giovani, aziende indigene penalizzate, lo stato che inghiotte milioni che spariscono, burocrazia imperante, fiscalità aziendale svantaggiante, malessere dei docenti nel sistema scolastico, paura di mandare i figli in certi sedi scolastiche, roulette dei genitori in agosto per avere i docenti giusti e classi decenti a settembre, proporzione elevata di popolazione che invecchia rispetto a quella giovane, pessime relazioni con l'estero e mediocri con la Confederazione, scoraggiamento e disincentivo per chi vuol fare nel profit e nel non profit sociale.

 

Educazione

Pochi mettono ancora in dubbio il fatto che il rilancio e il mantenimento del nostro benessere economico e sociale debba passare anche attraverso un cambiamento dell'approccio educativo. Non solo dei giovani ma anche quello degli adulti sarebbe un tema. Tutti concordano che le istituzioni tradizionali per trasmettere educazione: famiglia-scuola-chiese, sono superate dalla realtà. Quasi il 50% dei matrimoni salta, la scuola è sommersa da esigenze che non può affrontare da sola e le chiese sono vuote. Era il modello di una società in cui i valori educati in famiglia si ritrovavano continuati a scuola e sfociavano poi nel mondo del lavoro più tardi. Oggi questa linea diretta è saltata. Prima si usciva dalla famiglia, dalla scuola e alcuni dalle chiese verso il mondo, ora con media e tecnologia è il mondo a entrarci in testa senza bussare. Pensare che sia la scuola a doversi assumere il compito educativo necessario all'intera società, è come affermarne il fallimento in partenza. I ragazzi per lunghi anni passano più ore tra i compagni, con i docenti, allenatori, monitori che a casa. I genitori spesso vorrebbero consegnare i figli alle sette del mattino e ritirarli con il pigiama. E' in corso una delega ad altri del ruolo educativo primario del genitore. Il problema è proprio qui. La sfida, senza cambiare schema sarà persa. Occorre quindi un modello educativo che faccia sì della scuola un nodo centrale, ma un nodo di una rete educativa più ampia ed extrascolastica. Ci sono centinaia di enti sportivi, culturali, sociali e imprese con migliaia di persone di cuore che in modo gratuito e volontaristico o a bassissimo costo stanno educando in giovani. Questi dovrebbero diventare i nodi solidali e complementari, ma non casuali, che attorno alla sede scolastica locale, concorrono a offrire educazione. La politica quindi lo Stato devono riconoscere il dato di fatto: dove la scuola non riesce più, altri potrebbero farcela meglio. L'educazione è un compito fondamentale per lo Stato. Se questo è vero, allora non possiamo più permetterci di non aiutare, sorreggere, favorire adeguatamente queste strutture educative spontanee della società civile. Che a ben osservare si trovano al centro e sono diventate indispensabili per il processo educativo. Dobbiamo riconoscerle a tutti gli effetti come elementi decisivi per un'educazione pubblica moderna. Probabilmente la scuola riempie i cervelli, mentre i clubs i cuori. Istruzione ed educazione non sono in concorrenza, impariamo perciò a renderli complementari quando non è più possibile fare tutto sotto lo stesso tetto della scuola statale.

Ecco la scuola pubblica ticinese ha bisogno di questo spirito imprenditoriale: partire dall'esistente, dalla sua tradizione, dalle buone esperienze maturate e assieme a chi ci vive dentro e fuori trovare il sistema, i correttivi, i piani per rilanciarla.

 

Bellezza

La bellezza non è una questione opinabile, la bellezza si manifesta senza che la si possa definire, genera stupore istintivo e ammirazione spontanea. La bellezza non può essere confusa con il "mi piace" o il "non mi piace", questo è un processo di giudizio realtivo al gusto di ognuno. La bellezza contiene in sé qualcosa che supera e va oltre l'opinione e i criteri individuali. In quanto dimensione non effimera ma concreta, per noi la bellezza trascina con sé l'eccellenza e diventa molto di più di una forma estetica (oponabile). Cerchiamo di promuovere la bellezza come categoria strategica che dà valore aggiunto all'essere, al fare, al comunicare, al coinvolgere, al produrre, al creare, allo sviluppare, al valorizzare l'esistente. La ricerca del bello deve muovere l'agire politico settoriale, sia per definire una procedura bella, per fare una legge bella, per pensare una soluzione bella, per fare un intervento bello, per fare una spesa bella, per fare un investimento bello. Vogliamo tentare di uscire dalla logica relativista e pragmatista del fare per fare. Una politica e un modo di produrre politica teso al bello porta con sè una elevata probabilità che ciò che produrrà sia anche giusto, buono e utile. Vogliamo che la politica oltre a produrre cose giuste e utili, le produca facendole anche belle. Il bello come categoria di azione, non può essere solo il risultato ma condiziona e modella positivamente anche il modo di arrivarci. A partire della bellezza fisica e dalla generosità naturale del nostro territorio, non possiamo non farci ispirare da questo splendore per modellare altri aspetti dell'agire umano e politico in sintonia con questo involucro naturale unico.

 

Buon governo

Buon Governo significa per noi modernizzare lo Stato nel suo significato più ampio. Non sono più i tempi “filosofici” del meno Stato o del più Stato, ma è il tempo di riprogettare concretamente lo Stato necessario!

La ragione ci indica che tutti gli organismi naturali e aziendali si adattano regolarmente all'ambiente che li circonda per sopravvivere e efficientizzarsi, mentre lo Stato essenzialmente è rimasto immutato e intoccabile da decenni. Senza ideologismi vogliamo migliorare il buono che abbiamo già. Per questo da liberali, per il buon governo, dobbiamo lavorare a fondo:

  • sul rispetto dell'origine privata dei mezzi pubblici e del loro impiego parsimonioso
  • sull'efficacia dell’uso delle risorse pubbliche
  • sull'adattamento delle regole del gioco democratico, compreso il riassetto istituzionale totale tra Cantone e Comuni
  • sulla centralizzazione o il decentramento del potere statale
  • sulla definizione e la produzione anche non statale di servizi pubblici a partire da ciò che è meglio per il cittadino
  • sul ruolo dello Stato quale proprietario
  • sui perimetri del diritto quale limitazione della libertà dei cittadini e della società civile

Rilancio società civile. Difendendo astrattamente una generica ed obsoleta offerta pubblica non si valorizza il servizio pubblico, non si fa l'interesse del cittadino e dell'impresa, si sprecano soldi dei contribuenti, non si creano opportunità di lavoro e non si è sociali. La questione centrale sempre più urgente è quella di saper interpretare correttamente la domanda pubblica, non quella di alimentare l'offerta. Da una parte, con coraggio mettiamo in discussione il ruolo dello Stato, del buon governo, che è sempre più arbitro, controllore, regolatore, educatore, soccorritore, ridistributore e protettore. Ma dall’altra anche quello della società civile che passivamente e con troppa facilità ha delegato allo Stato compiti che le spettano primariamente in virtù di una logica naturale e della visione liberale della società.

Il rilancio della società civile può avvenire solo se cittadini, imprese, enti intermedi e comuni si sentono incoraggiati, appoggiati, favoriti, sostenuti dalla politica e dallo Stato a intraprendere.

 

 

 

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