L'orgoglio di Sergio Morisoli: "Ammettiamo fuori dal politicaly correct che quella occidentale è la miglior società che l’uomo sia mai riuscito a costruire"
03.01.2017 - Sergio Morisoli

L'orgoglio di Sergio Morisoli: "Ammettiamo fuori dal politicaly correct che quella occidentale è la miglior società che l’uomo sia mai riuscito a costruire"

Il deputato di Arealiberale scrive per Liberatv le sue riflessioni di inizio anno: "Le ideologie sono servite ma sono sfuggite di mano. Il marxismo si è suicidato da solo; il socialismo ha ancora programmi da TV in bianco e nero; il liberalismo è funzionato talmente bene per un certo tempo che ha generato due perversità antiliberali che l’hanno soffocato: il libertinaggio degli usi e costumi e il liberistismo economico (consumismo privato) e sociale (consumismo pubblico); il capitalismo ha corrotto e abbandonato le regole del libero mercato. Bisogna ripartire dalla nostra identità: il cristianesimo"

di Sergio Morisoli

Nel discorso dello scorso 1. d’agosto che ho potuto, onorato, tenere sulla piazza virtuale di LiberaTV, mi sono permesso di esprimere che la ripartenza dell’occidente stanco, deluso, vecchio e disarmato dalla speranza nel futuro; potrebbe, anzi dovrebbe, passare dal recupero della nostra identità. 

Una parolona il cui significato nella migliore delle ipotesi è bistrattato e nella peggiore è impugnato come una clava contro qualcuno. L’identità la si recupera soltanto se la si individua, la si scopre, la si rimette in sesto, la si educa ma a patto che sia ritenuta utile. Diversamente diventa un reperto archeologico messo in bacheca, da mostrare ogni tanto (all’occasione…) oppure una cantilena senza senso da ripetere per riempire lo spazio vuoto prodotto dal pensiero debole. Quel pensiero che relativizza tutto, che insinua che in definitiva nulla è importante, che ci vuole addomesticare facendoci credere che una cosa vale l’altra, che insiste nel dirci che la felicità e la verità è inutile cercarle perché impossibili. 

Il redattore di LiberaTV Andrea Leoni e il Direttore Bazzi, negli ultimi mesi hanno con coraggio proposto alcune ottime loro letture e interpretazioni della realtà. Mi pare che la sensibilità di molti, frequentatori del sito che mi ospita ma anche di altri media, nel ritenere che tutto non possa finire così stancamente e in rassegnazione stia aumentando. Una certa ribellione intellettuale che non accetta la decadenza annunciata e la rassegnazione ad essa collegata, qui e là, si sta accendendo. Forse in modo disordinato, ricuperando concetti vecchi, schematismi superati, invocando ritorni di fiamma improbabili, e altro; ma qualcuno seppur in modo improprio sta riflettendo sulle cause e il male che sembra paralizzarci. 

Perché l’identità è fondamentale come punto condiviso per una ripartenza dell’occidente? E quindi toute proportion gardée anche del nostro piccolo triangolo territoriale. Perché se non ci fermiamo a capire da dove veniamo, dove siamo e dove andiamo, siamo persi. Le bussole (le tecnologie più sofisticate) e le mappe (il pensiero più avanguardistico) sono inutili se non riscopriamo perché l’Occidente è grande, se non ammetiamo con orgoglio e fuori dal politicaly correct che quella occidentale è la miglior società che l’uomo sia mai riuscito a costruire. Tant’è che tutti ci vogliono venire e in molti per invidia la vorrebbero distruggere! 

Allora lo scandalo è quello che per capire dove andiamo, dobbiamo capire se c’è interesse a volerlo sapere. Se c’è interesse a saperlo, non possiamo fare a meno di ri-capire come tutto sia iniziato e su quale traiettoria volenti o nolenti ci siamo messi da secoli e secoli. Se siamo quel che siamo (nel bene e nel male), e se abbiamo saputo fare tutto ciò che sappiamo fare (nel bene e nel male), e se  siamo assolutamente distanti decine di secoli, in meglio, da altre forme sociali terrestri; è solo e soltanto perché l’occidente si è sviluppato a partire da un fatto concreto: il cristianesimo. 

Recuperare l’identità per usarla a nostro vantaggio come leva di ripartenza, comporta ammettere una concretezza: è il cristianesimo che per 20 secoli ha trasformato il mondo. Non con schemi o progetti, ma in un modo rivoluzionario cioè cambiando il cuore di ogni singola persona. Quel cuore che sta poi per intelligenza nel relazionare sé stessi con la realtà nella quale milioni di persone si sono confrontate negli ultimi 2 millenni. Gesù Cristo e la sequela che ne è derivata, ha dato occhi, orecchie e bocche diverse a chi l’ha voluto seguire per confrontarsi con la realtà. Il  modo di pensare, di vivere di un gruppuscolo di cenciosi libertari della galilea ha contagiato via via potenti, pezzenti, intelligenti, ignoranti, ricchi, poveri fino a diventare un Popolo numerosissimo (oggi circa 2 miliardi). 

La storia di questo popolo cristiano, che coincide in buona parte con la storia della Chiesa, è la nostra identità. Una identità che precede confini, regni, sistemi politici e sociali che si sono mutati nei secoli; una identità unica che va oltre appunto ai confini, alle razze, alle classi. L’occidente ripartirà nella misura in cui, deciderà e avrà il coraggio di andare a vedere all’indietro, oltre ai soliti due secoli illuministi, quale fu il motore che dalla caduta dell’impero romano  d’occidente V secolo d.C. fino al XVII secolo, ha fatto miracoli economici e sociali impossibili altrove e ancora oggi irraggiungibili fuori dai confini delle terre occidentali. Le barbarie distrussero in buona parte tutto ciò che la cultura greco-romana aveva raggiunto sia in termini di pensiero che materialmente, e annientò quello che la cultura ebraico-cristiana aveva raggiunto nel campo del trascendente pratico.

Il dualismo equilibrato tra materia e spirito fu distrutto, sradicato dalle menti e dalla vita pratica delle generazioni che subirono la barbaria. Diremmo oggi che si viveva alla giornata, ognuno contro tutti in una desolazione di decadenza senza fine, e in balia di paure, orrori incontrollabili. A un certo punto il messaggio cristiano riaffiorò dalle tenebre e dal disastro generale. Messaggio custodito e perpetuato da piccole comunità religiose che si rifiutarono di assecondare il declino, la negatività, la desolazione di ciò che le circondava. Fecero memoria e testimoniarono che la cristianità è cogliere la positività che è rinchiusa in ogni circostanza e nella realtà data, con la coscienza e la convinzione che il male non prevale mai sul bene.

Ripartire significava opporsi alla distruzione e al declino, arrivati a un punto di incontenibilità totale. Non attraverso la forza, non formando nuovi eserciti, non sulla base di un programma attrattivo ma affrontando l’essenziale che differenza l’uomo dall’animale bruto e violento. 

Quell’essenziale che risponde al bisogno profondo di qualsiasi essere umano indipendentemente dal tempo e dal luogo: relazionarsi con il mistero ( pregare) soddisfare in pace i bisogni materiali (lavorare). 

Ecco grazie ai benedettini (529 d.C.) e al loro programma: “ora et labora” l’Europa rinasce, non solo, si sviluppa miracolosamente in modo esponenziale in moltissimi campi fino ai giorni nostri. I benedettini crearono delle piccolissime comunità che in modo rivoluzionario rispetto a ciò che li circondava, si occuparono non di grandi progetti, non di grandi visioni; al contrario si occuparono di fare in modo che le persone si potessero sostenere a vicenda scambiandosi attraverso il lavoro oggetti, prodotti e servizi, e attraverso la preghiera ottenere la pace necessaria per non cadere nel disastro che li circondava. Iniziarono a bonificare paludi, dissodare, costruire attrezzi, impianti, luoghi di scambio . A ricuperare, oggi diremmo, il know how dei secoli precedenti che erano riusciti a mettere al riparo dai barbari. Fondarono le prime comunità monastiche, che poi diedero origine a delle cittadelle, su su fino all’apogeo delle città stato toscane, lombarde, fiamminghe e inglesi del XIII secolo. 

E’ un breve excursus, impreciso e parziale, ma il Medio Evo non furono 1'000 anni di buio. I manuali di storia moderni, distribuiti nelle nostre scuole, dedicano a 1'000 anni di storia occidentale si e no la miseria di 50 pagine, descrivendo il periodo con pregiudizi e disonestà rivoltanti oltre che pressapochismi senza ritegno. Ma questo è un altro discorso, quello di dipingere il cristianesimo e la Chiesa come promotori di epoche buie per poi giustificare l’apparizione dei lumi (parentesi chiusa).

I benedettini riuscirono a fare l’impossibile: dare un senso coeso all’eredità latina con la forza distruttrice barbarica, incanalando il loro meglio nel cristianesimo. 

Ma cos’era in definitiva questa forza attrattiva cristiana che riuscì a far ripartire un continente distrutto? L’uomo non si arrende alla desolazione, vuole, cerca e pretende qualcosa di meglio. E l’uomo medievale capì che da solo non poteva farcela, capì che doveva mettersi con altri che avevano il suo stesso desiderio di ricostruzione: desiderio di bello, di giusto e di buono. Ma non poteva bastare. Ci voleva una verità testimoniata dalla tradizione alla quale aderire per modificare lo sguardo sul disastro, poi sull’opera da intraprendere per rimediare al disastro. Occorreva percepire la necessità a tornare a farsi del bene come singoli per poi farsi del bene reciprocamente. (era poi l’unico comandamento nuovo cristiano: ama il prossimo tuo come te stesso; nel senso che se non ami te stesso non puoi amare l’altro).Il cristianesimo perpetuava da alcuni secoli un fatto: Dio si è fatto uomo, visse, morì e poi resuscitò. Che dopo la morte ci potesse essere un’altra vita per l’anima o lo spirito come li chiamavano per millenni e secoli prima di Gesù, non era una gran novità. Era una speculazione e una intuizione sviluppata dalle menti eccelse di ogni civiltà precedente a quella cristiana. No il fatto incredibile, scioccante che cambiava tutto era che un uomo vissuto e morto, a un certo punto resuscita dalla morte in carne ed ossa; con il suo corpo! Un uomo, Gesù, disse che bastava seguirlo e la stessa cosa sarebbe successa a chiunque avrebbe scelto di imitarlo nella vita. 

L’occidente si è sviluppato raggiungendo il livello che conosciamo, solo perché ha accettato questo patto nuovo. Accettando questo patto ha assunto la libertà di modificare le circostanze, ha rotto le catene della superstizione e ha preso alla lettera che “l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio” e che con il suo agire “continua a collaborare all’opera creativa di Dio stesso”, si è messo ad “imitare Dio” comprendendo la sua unicità, ma anche il suo potere. L’uomo del V secolo e per tutto il medioevo aveva chiaro cosa voleva: una buona vita (migliorare in continuo la sua condizione, stare bene materialmente) ma congiuntamente una vita buona ( fare il bene, il giusto stare bene spiritualmente). Oggi diremmo benessere materiale e salvezza eterna.

La congiunzione di queste due aspirazioni, cercando di perfezionarle in continuazione, è stata per secoli e secoli il “programma” di sviluppo dell’occidente. Il cristianesimo è l’unica religione materialista che esiste: libera scelta di seguire durante la vita la via e il metodo di chi ha sconfitto la morte in cambio della vita eterna. Se l’uomo è liberato dalla morte nulla lo può più frenare nel liberare in vita tutte le sue doti e potenzialità (anche quelle negative purtroppo). 

I benedettini hanno messo assieme con il loro  “ora et labora” un motore potente di sviluppo umano che è durato fino a quando l’uomo stesso ha iniziato a credere di poter separare l’”ora” dal “labora”. In altre parole quando ha iniziato a credere di potercela fare da solo, era verso il XVII secolo. A poco a poco ha fatto fuori dapprima  la Chiesa, poi ha messo in un angolo Gesù Cristo e per finire è arrivato a sostenere che Dio è morto (Nietzsche). 

Non ci sarebbe stato nessun illuminismo senza mille anni precedenti di profondo cristianesimo che ha modellato la realtà europea e fatto crescere la cultura umana. L’illuminismo malato, quello che ha tagliato ogni legame verticale metafisico per appiattirsi orizzontalmente sulla fiducia totale nell’uomo, ha iniziato a mettere sabbia nel potente motore cristiano di sviluppo fino a cercare di creare sistemi di potere umano talmente perfetti e  mostruosi come furono i totalitarismi nazisti e comunisti del secolo scorso. 

Fatto fuori Dio, all’uomo odierno non gli resta che prendere atto che rischia alla fine di far fuori l’uomo stesso. Cosa c’entra tutto questo con l’economia, l’immigrazione, la disoccupazione, l’esplosione dello stato sociale, la crisi della democrazia, il terrorismo, il relativismo e il nichilismo galoppanti ? Centra moltissimo, poiché l’ostinarsi a trovare soluzioni a questi problemi drammatici cercando di adattare le ideologie e le correnti di pensiero degli ultimi due secoli, scartando l’ipotesi di Dio; di un Dio presente e attivo e non di un Dio meschino e sadico che ha fatto il mondo per abbandonarlo a sé stesso, è come pigiare sull’acceleratore di un auto in discesa i cui freni sono rotti. 

Le ideologie sono servite ma sono sfuggite di mano; come accade nei film dell’orrore o di fantascienza quando il mostro del laboratorio scappa per la città. Il marxismo ha prodotto disastri e si è suicidato da solo; il socialismo ha ancora programmi da TV in bianco e nero non avendo colto per tempo che gli operai ambivano a diventare piccoli borghesi e che nessuno di loro scambierebbe una vita comoda per una lotta di classe; il liberalismo è funzionato talmente bene per un certo tempo che ha generato due perversità antiliberali che l’hanno soffocato: il libertinaggio degli usi e costumi e il liberistismo economico (consumismo privato) e il liberistismo sociale (consumismo pubblico); il capitalismo ha corrotto e abbandonato le regole del libero mercato e ha imbroccato la strada dell’oligarchia facendosi un baffo di diritti e doveri, di libertà e responsabilità democratiche. 

Il rilancio non può partire dalla rianimazione di uno o dell’altro di questi corpi morti o in fin di vita; men che meno il rilancio potrà partire da vertici politici illuminati, quindi dallo Stato, capaci di disegnare un futuro in cui l’ingegneria sociale dovrà prevalere attuando programmi precisi per costruire sistemi talmente perfetti per cui l’uomo non dovrà più preoccuparsi di essere buono. 

No. La ripartenza, che è poi la nostra identità, può essere solo una: quella cristiana. Significa mettersi al lavoro dal basso come i benedettini e i grandi santi, nelle paludi moderne senza avere la pretesa di vedere la fine e il successo del proprio lavoro. Significa assumere la mentalità dei costruttori e degli operai di cattedrali medievali che facevano il progetto consapevoli che non avrebbero mai visto l’opera finita, la mentalità dei navigatori che partivano senza sapere se arrivavano e con la certezza di non poter tornare indietro. Significa spirito di sacrificio per qualcosa di più grande, cioè fare le cose giuste e buone quotidiane anche se non portano gloria e fama mondana. 

Il rilancio passa dall’educazione di un popolo a conoscere l’origine del proprio successo. Senza la libertà cristiana, cioè la capacità del singolo di intraprendere mosso dal desiderio di perfezione, nessuna scoperta geografica, nessuna scoperta scientifica, nessun progresso tecnico, nessuna pietà sociale, nessuna prosperità commerciale e industriale sarebbero avvenute. 

E’ ovvio che oggi non si possono riprodurre lo spirito del tempo che va da S. Benedetto (V secolo) a S. Bernardino da Siena (XV secolo); e a noi moderni non piacerebbe vivere a quelle condizioni. Ma una cosa la si può riprodurre: il messaggio e la leva cristiana che ha animato e guidato l’uomo per moltissimi secoli. 

Un messaggio che è sempre attuale e di una potenza eccezionale perché sempre vero, siccome tocca direttamente il singolo uomo e non i suoi sistemi organizzativi. 

Non dobbiamo quindi fare rivoluzioni, individuare nuovi nemici ma dobbiamo riscoprire il nesso tra la buona vita e la vita buona e cercare di riavvicinarle. Le ideologie al tramonto che la nostra generazione ha conosciuto, quelle dette sopra, hanno tutte puntato a raggiungere la buona vita ( benessere e prosperità) hanno a poco a poco dimenticato se non volontariamente tagliato la vita buona (fare il giusto, il buono e il bello). 

E’ giusto che difendiamo la buona vita (benessere e prosperità) dagli assalti continui di chi in molti modi ce la vorrebbe sottrarre; ma rischia di non bastare. 

E’ giunto il momento di creare nuova buona vita ma usando e investendo in vita buona. Significa, per noi occidentali del XXI secolo porci la domanda tremenda già posta da Romano Guardini e approfondita da Hanna Arendt: è giusto che l’uomo faccia tutto ciò che sa fare ? Oppure in senso più biblico: a cosa serve all’uomo conquistare tutto e perdere sé stesso? 

Non sono solo domande di senso, quindi filosofiche; sono domande che hanno impatto pratico. Dopo un paio di secoli passati a fare come se “Dio non ci fosse”, Ratzinger ci suggeriva di provare adesso a vivere come se “Dio ci fosse”. Per noi che successo e salvezza non hanno nessun significato comune, per noi che bene e male sono categorie relative, per noi che il peccato è una categoria astratta, per noi che giusto e sbagliato dipendono dalle circostanze; scegliere una via unica precisa come quella cristiana in cui la verità è una sola perché ci è stata rilevata e trovare il sistema di convincere il “secolo” a provarci di nuovo è veramente un’impresa. Ma la si può tentare, non è impossibile. 

 

La tradizione della Chiesa e la sua saggezza raccolta in 20 secoli di conoscenza dell’umanità, ci può aiutare. La chiesa cattolica dalla fine del 1'800 ai giorni nostri ha sviluppato un pensiero molto pragmatico e secolare: come aiutare l’uomo a impastarsi nelle cose terrene senza che si perda. Si chiama dottrina sociale della chiesa, è la raccolta di tutti gli scritti, degli studi e delle espressioni ufficiali che Papi o commissioni pontificie hanno formulato in ambito economico, sociale, politico. Non è il programma politico della chiesa, il cristianesimo non è questo, e la chiesa sarebbe già scomparsa da secoli se avesse voluto tradire il messaggio del suo fondatore iniziale.  Al contrario sono indicazioni date agli uomini di buona volontà, a quelli che vedono tanto male attorno ma che sanno che il bene è sempre più grande e a quelli che devono affrontare i problemi di tutti e come tutti, permettendogli di cogliere la realtà come la coglierebbe Gesù oggi.  

 

Fin dal portico di Salomone i cristiani facevano esattamente quello che facevano tutti, ma non erano come tutti. Appunto ad un certo punto in mezzo alle barbarie alcuni decisero di non essere come tutti, e se su questa premessa e se sulla base di prendere in mano la dottrina sociale della chiesa per una volta iniziassimo a fare e a comportarci di nuovo come se Dio esistesse ? 

 

Forse la via più razionale, efficiente ed efficace potrebbe essere quella di far rientrare in gioco ciò che per secoli ci hanno detto e convinto di farne a meno perché irrazionale.      


*deputato Arealiberale

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