Il j'accuse alla politica di Sergio Morisoli: "Non siamo più al tassa e spendi. Ma allo spendi e tassa. Non è ammissibile che le imposte pagate dai cittadini non coprano nemmeno i salari dell'Amministrazione!
13.01.2017 - Sergio Morisoli

Il j'accuse alla politica di Sergio Morisoli: "Non siamo più al tassa e spendi. Ma allo spendi e tassa. Non è ammissibile che le imposte pagate dai cittadini non coprano nemmeno i salari dell'Amministrazione! Il preventivo è stata l'ennesima farsa. Aziende e contribuenti di dissanguano ma lo Stato è ormai un Leviatano insaziabile. Ecco come fermarlo"

Il deputato di AreaLiberale ha presentato un'iniziativa con il collega Pamini per frenare la crescita della spesa pubblica. "Siccome il sistema di cambiare le regole durante la partita non funziona in nessun gioco al mondo, proponiamo che le regole sulla spesa siano fissate prima del fischio d’inizio"

di Marco Bazzi

“Non siamo più al tassa e spendi, Ormai siamo allo spendi e poi tassa”. Sergio Morisoli, deputato di AreaLiberale, ci va giù pesante e dice ‘basta!’. Non è possibile, e ha perfettamente ragione, che tutte le imposte pagate ogni anno dai contribuenti fisici, non siano neppure sufficienti a pagare i salari dei funzionari pubblici.

Il punto di partenza è l’iniziativa parlamentare elaborata che ha presentato ieri insieme al suo collega Paolo Pamini. La premessa era questa: “Il dibattito sul preventivo 2017 e le note vicende che lo hanno caratterizzato prima, durante e dopo; nonché la proposta della Commissione della Gestione di vincolare il voto positivo al Preventivo alla presentazione fuori tempo massimo di ulteriori risparmi da parte del Governo, stanno a dimostrare che le finanze cantonali continuano ad essere fuori rotta, ma anche che i politici con gli strumenti classici: accordi tra partiti, pacchetti squilibrati incentrati su maggiori entrate anziché su minori spese, proclami di minacce di non voto dei Preventivi e altro non riescono più ad avere nessuna incidenza effettiva sul corso verso i disastri finanziari”.

Morisoli e Pamini propongono quindi di definire nella legge finanziaria dei vincoli alla crescita naturale della spesa corrente, “per rispondere a questa impotenza collettiva nel trovare una disciplina di contenimento costante”.

Spieghiamo meglio, Morisoli?

“Proviamoci. Il tassa e spendi aveva almeno una sorta di codice d’onore, seppure a mio avviso perverso: con questo principio lo Stato chiedeva ai cittadini più soldi per fare delle cose, per svolgere dei compiti. Ora purtroppo siamo entrati nell’era dello spendi e tassa. E i partiti, consapevoli o inconsapevoli, stanno rafforzando questa visione perché finora non hanno agito seriamente sulla spesa, la stanno lasciando andare alla sua forza di inerzia”.

Eppure c’è chi dice che il preventivo 2017 sia uno dei migliori degli ultimi anni…

“Eh certo, per avvicinarsi al pareggio della gestione corrente quest’anno ci hanno sparato dentro 120 milioni di nuove entrate tra oneri, balzelli, tasse varie, eccetera. Mentre sul fronte della spesa pubblica è buio pesto e la maggioranza della Gestione arriva adesso, fuori tempo massimo, a chiedere al Governo 20 milioni di risparmi…  Sa cosa le dico? Questo preventivo è l’ennesima farsa”.

Una farsa? Giudizio pesantuccio…

“Sarà, ma è quel che penso, e quel che penso lo dico. Anche l’esercizio della ‘road map’ che qualche anno fa era stata indicata come la soluzione magica per riportare in carreggiata le finanze cantonali, è stata una farsa. Quello che è successo in Parlamento sul preventivo 2017 è stato un circo sotto gli occhi di tutti, con tira e molla, veti incrociati, cambiamenti di rotta all’ultimo minuto… In quello che dovrebbe essere il documento guida della politica cantonale ci sono inoltre entrate incerte, soldi che il Governo non sa nemmeno ancora dove andare a prendere per far fronte alle spese”.

Ne consegue che?

“Dal mio punto di vista ne consegue che una cosa è certa: la politica e i partiti di governo hanno perso la bussola sul tema finanziario”.

Voi invece che proponete come AreaLiberale?

“Una cosa abbastanza elementare. Siccome il sistema di cambiare le regole durante la partita non funziona in nessun gioco al mondo, proponiamo che le regole sulla spesa siano fissate prima del fischio d’inizio. Sono tre regole molto semplici e comprensibilissime”.

Le spieghi…

“Intanto partiamo dal principio che dobbiamo mettere in relazione chi spende con chi paga. E non chi spende con la politica. Perché altrimenti alla fine i protagonisti sono gli stessi: l’amministrazione e la politica spendono e il cittadino paga senza poter dire nulla. La prima constatazione è che c’è troppo personale nello Stato e che quel personale costa troppo. Non è possibile che tutte le imposte pagate dalle persone fisiche non bastino nemmeno a coprire i costi salariali dei funzionari pubblici. O in altre parole che i circa 180'000 cittadini che pagano realmente e spesso con grande fatica le imposte vedano i loro contributi sfumare ogni anno in quel gran buco nero che è la massa salariale dei circa 10'000 dipendenti del Cantone”.

Quindi?

“Quindi, come prima misura proponiamo di mettere un tetto alla spesa per il personale, in modo che possa crescere al massimo come la media degli ultimi quattro anni di gettito delle persone fisiche. La seconda misura tocca invece le spese burocratiche, che sono i famosi ‘beni e servizi’, che in questo caso devono poter crescere al massimo come la media di aumento degli ultimi quattro anni. Stiamo parlando di 280 milioni di costi all’anno, che erano 250 fino a qualche anno fa”.

E queste due misure basterebbero per rimettere in sesto le finanze?

“No che non bastano. Infatti proponiamo un terzo intervento. Il capitolo più rilevante è quello dei sussidi, e anche qui proponiamo lo stesso parametro del personale: non è ammissibile che l’intero gettito fiscale del Canton Ticino, persone fisiche e giuridiche, venga assorbito da questa posta. Per contenere questa spesa bisognerebbe avere il coraggio di cambiare i criteri e metodi di assegnazione. Ma metter mano a questi meccanismi significa rischiare di perdere consensi elettorali e qualche ‘clientela’. Anche se sarebbe il sistema più efficace per sostenere chi ha davvero bisogno e ridurre gli abusi. Proponiamo comunque di stabilire una regola chiara, in modo che questa voce di spesa non superi mai il 90% del gettito fiscale globale, per obbligare la politica ad affrontare il tema in modo radicale e vincolante”.

E come proponete di intervenire?

“Guardi, nella legge finanziaria c’è un capitoletto che dice che il conto economico deve essere pareggiato a medio termine. Peccato che per la politica quel ‘medio termine’ non abbia una data di scadenza, così ogni anno lo si fa slittare al successivo. È un articolo declamatorio e inconsistente. Proponiamo dunque di modificarlo, mettendo dei binari per raggiungere l’obiettivo, perché in vent’anni il pareggio è stato raggiunto soltanto quattro volte”.

Diamo due cifre per far capire meglio ai lettori e per confutare la tesi che si sono svuotate le casse cantonali?

“Va bene. Prendiamo quanto i contribuenti fisici pagavano di imposte nel 2005 e diamogli un valore pari a 100. Ebbene, nel 2015 quel valore è salito a 133 e nel 2019, alla scadenza del piano finanziario di legislatura, salirà a 152. Chiaro, la base contributiva si è allargata, ma è un fattore minimo rispetto all’aumento. Per essere più chiaro: nel 2005 le tasse, e parlo solo di tasse e non di imposte, portavano nelle casse del Cantone 190 milioni. Nel 2015 quel dato è esploso raggiungendo i 246 milioni, e nel 2019 dovrebbe toccare i 276! In 14 anni l’aumento è quasi di cento milioni di tasse, che sono tutti quei balzelli che non hanno a che fare col reddito, i più antisociali in assoluto”.

In conclusione?

“In conclusione, nessuna azienda al mondo può permettersi di aumentare arbitrariamente e in modo così sproporzionato questo genere di entrate, soprattutto in un momento in cui i prezzi stanno scendendo. Il Cantone è diventato una sorta di Leviatano, il mostro marino biblico che il filosofo Thomas Hobbes usò come metafora per definire il potere assoluto. Le imposte delle persone fisiche ammontavano nel 2005 a 685 milioni, sono cresciute a 911 nel 2015, saranno un miliardo e 38 milioni, secondo le previsioni, nel 2019. E nonostante questa crescita enorme non bastano ancora per pagare i salari dell’amministrazione cantonale, e lo Stato continua a fare deficit. La società civile e le imprese stanno dando sempre di più, si stanno dissanguando per finanziare la macchina statale. Ma il Leviatano divora tutte le risorse, e non ne ha mai abbastanza!”.

Pubblicato il 13.01.2017 su www.liberatv.ch

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