The day after
27.01.2017 - Sergio Morisoli

Ogni tanto, per capire la realtà, la migliore domanda non è chi è stato, cosa è successo, come è successo, ma semplicemente  perché? Con il perché si è costretti  ad indagare oltre ai primi colpevoli. Facciamo un punto sulla situazione generale, per capire alcuni mega trend in corso che poi sfociano in politica o in economia, o in entrambi. Faccio un elenco di fatti intuibili, metto lì delle situazioni crude per come appaiono, affinché la realtà ci stimoli a prenderne atto, ma soprattutto a trovare dei correttivi ad essa adatti e congruenti.  Se osserviamo la realtà da un’angolazione “coraggiosa”, quella di mettere al centro la persona,  ci sono dei cambiamenti  epocali che stravolgono la sua relazione con lo stato, il partito,  la politica, l’economia e  il mercato. L’esercizio è quello illustrare quali sono gli inciampi per questa persona degli anni ’10 del XXI secolo.  Sono, per capirci, degli equilibri, degli ordini saltati in aria, o dissoltisi col tempo. Intravvedere  questi disordini, paradossi, dualismi, smarrimenti e vertigini deve provocare una domanda di senso, un perché. Sarebbe un primo passo per lavorarci sopra.  Incominciamo dal punto più intimo della persona, dalla coscienza. Uno vuole conquistare l’immortalità ma non la vita eterna; rincorre il successo ma non la salvezza; indaga la fisica ma non la metafisica; ha milioni di contatti e centinaia di relazioni ma è solo; necessita degli altri ma non chiede; smette di cercare la verità per non dipendere da nulla ma alla fine crede a tutto e dipende da tutto; . Perché? La sua pretesa di diritti vecchi e nuovi è incontenibile; il suo tentativo di fuggire i doveri  infinito; la libertà assoluta è un suo chiodo fisso ma non la responsabilità di assumersene  le conseguenze. Perché? E’ evidente che in queste e altre situazioni non solo la coscienza soffre senza un perché,  ma la persona intera è  bombardata. Se da questa sfera intima usciamo nella sfera pubblica poi forse è peggio. Questo povero cittadino sulla piazza civica si accorge che il legame che gli permetteva di essere contemporaneamente elettore, contribuente e beneficiario di prestazioni statali è saltato e si ritrova  con decisioni di altri, fatture non sue e benefici  inesistenti ; la natura dello scambio economico del dare per avere, quello delle imposte del dare per obbligo e quello della gratuità del dare per dare sono in lotta perenne ognuno per la propria sopravvivenza; la società civile si è schiantata nella passività avendo delegato tutto il delegabile attraverso il bisogno trasformato in diritto, quindi in politica, quindi in legge, quindi in stato, quindi in apparato e quindi nella mano visibilissima dello stato provvidenza. Perché?  Oltre la piazza cittadina imperversa il populismo come somma di neo nazionalismo e neo statalismo: chiudiamoci dentro e chiediamo allo stato di provvedere per noi. Perché? Mentre dall’altra parte della piazza, il capitalismo è sceso dal tram del liberalismo che l’aveva trasportato per un secolo e mezzo abbondante, avendo capito la sua ormai  inutilità e che per affari  grossi ci sono luoghi  meno liberali e meno democratici ma molto più propizi. Perché?  Del liberalismo, a sua volta sconfitto ovunque, sopravvivono solo i due fantasmi: quello  del libertinaggio e quello  del  liberistismo. Questi spettri  mettono  d’accordo tutti. Con il primo certa sinistra si gode la distruzione dei valori conservatori e fondanti  la nostra società; con il secondo certa  destra si gode la distruzione delle regole e le virtù del mercato. Entrambe sperando di raccogliere le rispettive scorie. Perché?  Eppure la speranza c’è. Non in nuovi sistemi tanto perfetti che l’uomo non deve più essere buono; ma con gli uomini buoni che decidono di rieducare dal basso, con umiltà e fatica un popolo, partendo dalle singole persone, dalle famiglie, attraverso la scuola e il lavoro. 

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