La scuola che vogliamo vs. La scuola che verra?
28.01.2017 - Sergio Morisoli

Lo scorso 29 settembre 2016 noi due deputati di AreaLiberale [Sergio Morisoli e Paolo
Pamini], ma anche come proposta de La Destra in parlamento, abbiamo presentato
l’Iniziativa parlamentare elaborata no. 464 dal titolo “La scuola che vogliamo: realista.
Pluralità di istituti nell’unità educativa”.


Iter del dibattito sulla riforma scolastica
La legge prevede che ad esprimersi, oltre alla Commissione scolastica e quindi il Gran
Consiglio entro 18 mesi, sia anche il Governo presentando un messaggio entro 9 mesi. Si
tratta quindi di due binari che confluiscono in Commissione scolastica.
Mercoledì il Governo ha rispettato i termini di legge e ha espresso il suo parere sulla
nostra proposta di riforma scolastica con un documento (il Messaggio no. 7274) completo
e articolato di 27 pagine. Ora la Commissione scolastica ha a disposizione 2 documenti: la
nostra IE464 e il M7274 del Governo in risposta alle nostre proposte; nei prossimi mesi
dovrebbe giungere il Messaggio del Governo sulla Scuola che verrà. Il quadro per il
dibattito e l’approfondimento sulla riforma scolastica almeno a livello di iter
istituzionale sta rapidamente prendendo forma.


La novità da mercoledì: Il Governo condivide le posizioni del DECS e dell’On. Bertoli
Fino a ieri, quello che si intuiva, si speculava, si capiva e si sapeva del progetto della
Scuola che verrà rientrava nella visione e nella volontà di riforma dell’On. Bertoli e dello
staff del DECS che sta lavorando a tale cantiere.
Il documento presentato ieri dal Governo in risposta alla nostra iniziativa è molto
importante e molto prezioso: con questo atto formale non è più solo il capo del DECS a
pensarla in un certo modo ma è l’intero Governo che condivide le risposte e le
posizioni di Bertoli e del DECS.


Questo salto di livello non è un dettaglio, sul lungo cammino della riforma scolastica che
dovremo affrontare. In buona sostanza, ieri il Governo (e non più solo Bertoli) rispondendo
alla nostra iniziativa dice sì a certe cose e chiude definitivamente la porta su altre proposte
di riforma. Messo di fronte ad alcuni passaggi obbligati, o se preferite alle 35
biforcazioni di strada (tanti sono gli articoli di legge scolastica che proponiamo di
cambiare), il Governo ha scelto di andare da una parte e non dall’altra. Per questo
d’ora innanzi è corretto parlare del Governo e non più solo del DECS nel merito del
Messaggio 7274.

Se, come detto, fino a ieri si poteva rimanere nel quadro delle supposizioni su certe
aperture rispetto a dei punti di riforma non tanto nel campo di Bertoli ma dell’intero
Consiglio di Stato, da ieri non è più il caso. Con il Messaggio 7274 il Governo ci dice
direttamente e indirettamente da che parte sta. Oggi sappiamo che sta totalmente dalla
parte di Bertoli e, sostenendo i suoi rifiuti alle nostre proposte, comunica a noi iniziativisti
ma anche a tutti quelli che si stanno occupando della riforma scolastica che il Governo
ha già fatto delle scelte forti.

Non è ancora questa la sede per spiegare e analizzare i nostri 35 articoli di legge alla luce
delle risposte del Governo, lo faremo compiutamente e nel dettaglio nei prossimi mesi.
Oggi però ci preme far capire in generale e per grandi linee secondo i Capitoli della nostra
proposta quali vie il Governo ha escluso con la scelta di non dar seguito alle nostre
proposte.


Aspetti formali giuridici e aspetti finanziari
Nel documento del Governo ci sono anche alcuni punti condivisi, quelli che vanno in una
direzione simile ad alcuni aspetti finora intuiti nella Scuola che verrà. Ci sono dei punti
critici e pertinenti che accettiamo e che occorre togliere dal tavolo perché creano solo
confusione, almeno in questa fase preliminare: quelli giuridici e quelli finanziari. Il nostro
testo è tutt’altro che un documento perfetto dal punto di vista del formalismo e della
tecnica giuridica, lo Stato dispone di decine e decine di giuristi e non vediamo il
problema a che siano loro a correggere se del caso ciò che va corretto; inutile che il
Governo ogni tre righe scriva che l’articolo non va formulato in quel modo o che occorre
modificare un’altra legge. Alla fine della nostra proposta di legge diciamo chiaramente che
occorrerà adeguare e cambiare tutte le basi legali dirette e indirette che hanno a che fare
con il testo di legge da noi proposto. Siamo ben contenti e pronti ad accogliere qualsiasi
correzione in senso giuridico-formale. Sul costo indicativo del progetto da noi proposto
per ora soprassediamo. Si potrebbero incaricare 5 contabili e avremmo 5 risultati diversi
quanto al costo. Le indicazioni di costo minimo di CHF 14.3 mio e massimo di CHF 93.3
mio. per il Cantone non hanno alcuna rilevanza, fin tanto che non si sarà scelta una linea e
decisi di comune accordo i parametri di calcolo. Per ora è come dire a qualcuno che
chiede il prezzo di un’automobile che può andare da quello di una Fiat Panda a quello di
una Rolls Royce.


Le grandi scelte che tutto il Governo ha fatto mercoledì 25 gennaio 2017 in materia di strategia di riforma scolastica
Veniamo al merito della risposta del Governo e più in particolare analizziamo, come detto
senza per ora entrare nel dettaglio degli articoli di legge, sulla base dei nostri Capitoli
strategici a cosa il Governo ha detto definitivamente di NO.

  1. Una rete educativa integrata: scuole, enti sportivi, culturali, sociali e club.
    Il Governo non entra nel merito della distinzione tra istruzione e educazione, e
    quindi nemmeno di un riparto decentralizzato e complementare (sussidiario) di tali
    offerte educative favorendo le iniziative dal basso. Ribadisce il primato e il
    monopolio della scuola statale sia nell’istruzione che nell’educazione dell’obbligo.
    Non dà nessuna apertura che possa sgravare di compiti educativi la scuola quanto
    istituzione e fare tesoro delle risorse educative disseminate nel territorio. Al
    massimo le tollera (con fatica), ma non le eleva a elementi strategici integrati di
    educazione come la nostra Iniziativa propone. Del resto l’impressione che ne esce,
    è che il Governo abbia fatto sua l’idea di tenere il più lontano possibile chi non si
    occupa di scuola professionalmente: ossia genitori, datori di lavoro, volontari.
    Eppure proprio su questi temi il giorno prima, martedì 24 gennaio 2017, il
    Parlamento ha votato a larga maggioranza due oggetti che andavano nella
    direzione opposta: coinvolgere i genitori e le organizzazioni economiche nei servizi
    di orientamento e promuovere chi si dedica a sport e cultura.

  2. Pluralità di istituti: scuole pubbliche statali e scuole pubbliche private parificate
    Sul concetto di servizio pubblico come inteso dal Governo non ci esprimiamo in
    questa sede perché merita un grosso approfondimento a parte. Diciamo solo che è
    ideologico, vecchio e inadeguato ai tempi e alla realtà.
    Per ciò che riguarda invece il pregiudizio, la disistima del ruolo delle scuole private
    nel concorrere nello svolgere un servizio pubblico di alta qualità e complementare,
    dal documento traspare in abbondanza l’ideologia personale del capo del DECS
    (già espressa martedi scorso in Gran Consiglio nel dibattito sulla scuola per gli
    sportivi di élite).

    Ora con la firma del presidente Beltraminelli tale ideologia è formalmente sposata
    anche dall’intero Governo. Il non voler valutare minimamente, né prendere in
    considerazione positiva l’apporto positivo delle scuole private in un’ottica moderna
    di sistemi integrati e non unitari e totalitari, è espresso in modo più che chiaro. Il
    Governo aderisce ad una visione ottocentesca e intransigente che è difficilmente
    comprensibile a chi osserva la realtà e soprattutto i bisogni reali di allievi, genitori, e
    docenti.

    Il tema prende anche uno spazio spropositato nella risposta del Governo, segno
    questo che il focus si è concentrato soprattutto su questo punto anziché su altri
    della riforma da noi proposta.

  3. Unità educativa: obiettivo comune, percorsi diversi e metodi differenziati.
    Nel complesso degli articoli che toccano questo importante tema didattico ci sono
    dei punti in comune. Il Governo non si sbilancia né in bene né in male ma indica
    che la Scuola che verrà ha dei punti in comune con la nostra proposta.

    Leggiamo invece una forte chiusura per quel che riguarda invece la distribuzione
    (anche parziale) di competenze e deleghe in questo ambito alla “scuola operativa”
    anziché al Dipartimento.

  4. Nuove regole del gioco: delega, libertà, responsabilità e feedback attivo.
    Questo è il tema centrale della nostra proposta di riforma. Se è vero che le sedi
    scolastiche sono ben gestite, che ci sono ottimi docenti e che le direzioni sono
    all’altezza del difficile compito, allora non si capisce la totale chiusura del Governo
    nel provare a concedere loro molte più libertà e responsabilità.

    Il Governo esprime chiaramente che, pur con leggere concessioni di autonomia, le
    sedi sono degli enti esecutivi della volontà iscritte nelle leggi e di quelle del
    Dipartimento.

    Riteniamo invece, noi proponenti dell‘iniziativa, che proprio su questo tema si
    giocherà la vera o la falsa riforma della scuola ticinese. Il rilancio della scuola potrà
    avvenire unicamente se il potere centralista del Dipartimento viene frazionato e
    distribuito sul territorio in modo equo e efficace, e se la logica di potere verticistico
    si sostituisce a una logica partecipativa anche nelle decisioni che contano e non
    solo per le questioni “banali di piccola cassa”.

    Spiace che il Governo, con la sua presa di posizione, si metta dalla parte di
    preservare e perpetuare il potere centrale dipartimentale.


  5. Nuove funzioni docenti e dirigenziali
    Unitamente al punto precedente (nuove regole e di potere), questo è il livello
    fondamentale della nostra proposta di riforma: la fiducia, la valorizzazione, la libertà
    per chi è al fronte di un compito difficilissimo.

    La risposta per la verità lascia alcune piccole aperture, ma nel complesso
    concepisce le risorse umane al fronte in un ruolo reattivo e esecutivo anziché
    proattivo e imprenditoriale. Soprattutto nel ruolo di dirigenti si ricade a deleghe
    marginali amministrative anziché a deleghe di sostanza.

  6. Centralità docente-allievo
    Il tema non è affrontato ma prevale un concetto alla rovescia: è il Dipartimento,
    ossia gli esperti, che sa cosa, come e quando occorre insegnare e non il contrario.

    A nostro giudizio, è invece il docente il fulcro dell’azione scolastica che deve potersi
    avvalere, secondo necessità, dei supporti degli esperti.

    Il Governo spazza via anche le proposte di cambiare nell’arco della carriera
    personale i compiti del docente, così come l’idea del percorso di abilitazione
    ammorbidito, oppure ancora di lasciar assumere ai docenti ruoli complementari
    importanti non strettamente didattici.

Conclusioni
Come detto all’inizio ringraziamo il Governo perché in modo trasparente ci ha comunicato
in tempi corretti e in modo approfondito cosa non gradisce della nostra riforma.
Ringraziamo il Governo soprattutto perché ha già fissato dei paletti importanti in relazione
a quello che non vuole riformare.

Su questo secondo aspetto ora si apre certamente un grosso lavoro nella Commissione
scolastica che però, come convenuto, resterà forzatamente parziale fintanto che non
giungerà formalmente da parte del Governo il Messaggio sulla Scuola che verrà.
Cionondimeno, genitori, cittadini, docenti, allievi e imprenditori possono iniziare ad
affrontare il tema scuola, che concerne tutti, con qualche elemento in più grazie alla
chiarezza del Governo.

Per concludere, il Governo non ha detto solo no alla nostra Iniziativa, ma ha già detto no a
diverse ipotesi di lavoro che fino a ieri potevano a livello di Governo essere valutate
diversamente. Nei mesi a venire, la Commissione scolastica e il Parlamento hanno
certamente materia prima per cercare eventualmente di scoprire se c’è una “terza via” che
consideri il meglio della Scuola che vogliamo e della Scuola che verrà. Il Paese, i cittadini
e la società civile hanno ora l’opportunità di diventare parete attiva del dibattito, è quello
che noi iniziativisti pensiamo di fare mettendoci a disposizione in forme diverse per far
conoscere la nostra proposta in dettaglio, la situazione generale e raccogliere preziosi
input per lavorare al progetto definitivo di riforma scolastica che dovrà uscire dal
Parlamento nei mesi (anni…) a venire. È indubbiamente il cantiere del secolo, concerne
tutti, e l’architetto non può essere uno solo, men che meno solo l’architetto verticistico di
Stato.


Sergio Morisoli e Paolo Pamini, iniziativisti e deputati di AreaLiberale (La Destra)

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