In Consiglio federale restano in sette
02.10.2016 - Paolo Pamini

Sarò franco: non credo che avere nove consiglieri federali, e pertanto quasi di diritto un italofono, sia una grande necessità per noi ticinesi e la Svizzera in generale. Anzi, figuriamoci come cambierebbero gli incentivi dei politici di carriera ticinesi, concentrati ancor più ad arrivare alla prestigiosa carica nazionale e pertanto ad occuparsi meno dei problemi del Cantone, evitando tutte le mosse scomode che taglierebbero loro la strada. Inoltre, in realtà già oggi con Mauro dell’Ambrogio abbiamo un ministro federale ticinese, perché i Segretari di Stato hanno competenze che altrove spettano ai membri del Governo, che egli infatti incontra con frequenza. A mio giudizio, la vera carenza di ticinesi tocca i quadri medio-alti dell’Amministrazione federale, che sono le posizioni dove davvero si prendono le decisioni rilevanti. Per accedervi, bisogna padroneggiare il tedesco o almeno il francese. Che lo si voglia o no, la Svizzera è uno Stato fondamentalmente germanofono (e questa è una fortuna che distingue da 500 anni il Ticino dalla Lombardia). Pertanto, sarebbe bene promuovere tra i nostri giovani il tedesco anche con la speranza di penetrare tra 10-20 anni l’apparato amministrativo federale.

 

Paolo Pamini
Deputato in Gran Consiglio (AreaLiberale - La Destra)

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