Più di un miliardo in ristorni
22.06.2016 - Paolo Pamini

L’importo dell’imposta alla fonte percepita dal 1974 al 2013 da Confederazione, Cantone e Comuni ticinesi sono stati di circa 1,9 miliardi di franchi. Inoltre gli importi dei ristorni all’Italia nel periodo 1974-2013 sono stati di 1,2 miliardi di franchi. Una cifra che è partita di circa 5 milioni nel primo anno dell’accordo ed è aumentata a 58,71 milioni nel 2013. In costante e graduale aumento visto anche l’aumento del numero dei frontalieri.

Sono queste alcune cifre che fornisce il CdS in risposta a un atto parlamentare di Paolo Pamini (La Destra). Il Governo segnala anche che con il nuovo accordo parafato il 22 dicembre del 2015 porterà a un aumento della quota di pertinenza ticinese che passerebbe dall’attuale 61,2% al 70%. E ciò, a dipendenza degli anni di riferimento, potrebbe portare nelle casse pubbliche una quindicina di milioni in più. Oltre a ciò, stando al Governo, si avranno altre fonti (per ora di difficile stima) dovuto alla reciprocità dell’accordo. Si fa inoltre sapere che per ora informazioni sul gettito in quanto l’applicazione del nuovo AFront-I non è ancora a regime. A oggi comprende solo la metà del totale degli assoggettati alla fonte. Ne consegue che quantificare un possibile minor gettito non è per ora possibile. E altresì non si può paragonare l’accordo con l’Italia con quello con l’Austria in quanto con l’Austria non esiste il concetto di fascia di confine. Oggi, infatti 60mila frontalieri abitano nella fascia di confine e solo 4mila sono fuori zona. Con il nuovo accordo la situazione cambierà e per i frontalieri non ci sarà nessun interesse fiscale ad abitare nella fascia di confine.

Alla luce dei dati forniti e delle dinamiche in corso, AreaLiberale e UDC chiedono che il Consiglio di Stato si adoperi affinché in tempi brevi gli istituti finanziari svizzeri vengano autorizzati ad operare su suolo italiano (apertura del mercato). Ciò, si legge nella nota, «permetterebbe in particolare alla piazza finanziaria e bancaria ticinese di mantenere e sviluppare il proprio ruolo internazionale, in particolare in relazione al mercato italiano».

 

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