Mandato e istanza: il metodo Blocher
09.12.2015 - Paolo Pamini

Nel 2007 lessi un libro di tecniche di gestione che riassumeva in modo brillante e succinto molte idee già incontrate qua e là. Con alcuni amici lo applicammo per coordinare a Zurigo i team che organizzavano una fiera professionale per laureati nonché corsi di preparazione agli esami degli studenti di economia. Da allora uso quotidianamente con soddisfazione quelle massime anche sul lavoro. Ora il libro è stato tradotto in italiano.

“Das Blocher Prinzip”, “Il metodo Blocher”, è il frutto di un lavoro di intervista al famoso imprenditore e politico svizzero nel quale egli riassume i principi di conduzione che gli hanno permesso il successo in azienda, politica e famiglia. Non si tratta affatto di un libro politico, benché certe attitudini quali il significato della responsabilità individuale e il valore delle persone in un’organizzazione necessariamente tradiscano la visione della realtà del tribuno zurighese. Il libro spiega come condurre un’impresa, sia questa aziendale, politica, militare o familiare. In altre parole, come organizzare le persone che, ognuno con i propri ruoli, si adoperano per raggiungere un comune obiettivo, quale il successo dell’azienda, l’applicazione di un programma politico, la difesa e sopravvivenza di una nazione, o l’educazione dei propri figli.

Come funziona il metodo Blocher? Dei vari principi che lo compongono, a mio avviso due sono quelli di fondamentale importanza: il principio del mandato ed il principio dell’istanza. Il primo regola il rapporto dal superiore al sottoposto, il secondo quello dal sottoposto al superiore.

Secondo Blocher, al centro della conduzione non vi sono le persone bensì il mandato. Tutti sottostanno ad un mandato, ossia all’incarico di raggiungere un determinato obiettivo in un determinato arco temporale. Un buon superiore deve pertanto comunicare al sottoposto quale sia il mandato del sottoposto e che cosa il superiore si aspetti dal sottoposto. In questo contesto, è di centrale importanza che il superiore spieghi che pure lui, in qualità di superiore, ha un mandato da espletare e che in tal senso è, ad un altro livello gerarchico, egli stesso un sottoposto. È in tal modo che il sottoposto può comprendere il quadro più generale all’interno del quale il superiore gli sta dando delle direttive.

Il secondo principio completa il primo. Secondo il principio dell’istanza, il sottoposto può in ogni tempo sottoporre al superiore delle proposte, purché queste siano presentate in forma strutturata (meglio se scritta) riassumendo la situazione generale, gli obiettivi del mandato, e alcune alternative tra le quali il superiore possa scegliere. Il principio dell’istanza dà grande libertà al sottoposto, lo responsabilizza e lo obbliga a riflettere tenendo conto del quadro nel quale il superiore deve operare. Esso aumenta la portata dell’organizzazione, perché il superiore non è più chiamato solo a trovare soluzioni, bensì a scegliere tra soluzioni proposte dal basso.

Il metodo Blocher è sicuramente un libro che può interessare le molte persone, a prescindere dal loro credo politico, impegnate nei più svariati ambiti al conseguimento di un determinato obiettivo in collaborazione con altre persone. Per motivi di spazio non è qui possibile menzionare ulteriori sfumature dell’approccio. Sicuramente molti concorderanno che la ricetta che ha portato uno squattrinato garzone di fattoria a diventare un multimilionario imprenditore di successo e, piaccia o meno, l’uomo politico più influente della Svizzera, valga la pena di una lettura.

 

Paolo Pamini
ETHZ e AreaLiberale

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