L'economia, tra sonno e veglia
16.03.2016 - Paolo Pamini

Quante ore bisogna dormire al giorno? Può sembrare strano, ma questa domanda spiega l’espansione e la recessione economica nonché i limiti della politica nel sostegno congiunturale. La puntata odierna di Economando si allinea a quelle dello scorso 3 e 24 febbraio nella spiegazione di complesse relazioni economiche attraverso esempi intuitivi a prima vista estranei alla scienza economica.

L’esempio del sonno mostra infatti la logica profonda di risparmio, investimento e dei limiti della politica economica. Ogni individuo ha un budget di 24 ore al giorno, che può utilizzare in veglia o sonno. Ogni individuo dispone inoltre di un proprio corpo, che si stanca durante la veglia e che ha bisogno di essere rigenerato grazie al sonno. Salvo eventi eccezionali come malattie, generalmente una persona sta bene se veglia 16 ore e dorme 8 ore al giorno. Per un po’ di tempo, un individuo può vegliare più a lungo, ma presto inizia ad accusare cali di attenzione, emicranie e stanchezza. Non è possibile dormire sistematicamente solo 3 ore al giorno senza che sopraggiungano effetti negativi a danno del nostro organismo. Trascorrendo una notte in bianco, la necessità di dormire diventa impellente.

La scelta delle ore di sonno è un vero e proprio caso di applicazione dell’approccio economico. Il corpo umano equivale infatti al nostro bene capitale, che si consuma nelle ore di veglia (come la normale usura di una casa) e si rigenera con il sonno. Quest’ultimo equivale ad un investimento nel nostro corpo ed è al tempo stesso una forma di risparmio (reale, non monetario), equivalente al consumo al quale si è rinunciato, ossia alle ore di veglia non godute. Possiamo decidere di spendere il nostro budget temporale di 24 ore in consumo, godendoci la vita senza dormire e consumando il nostro capitale (il corpo umano) ad un ritmo non sostenibile. Se invece rinunciamo a 8 ore di veglia, ossia risparmiamo, investiamo a sufficienza nel nostro corpo da essere in forma il giorno seguente. La stessa dinamica avviene a livello macroeconomico qualora si smettesse di risparmiare (ossia rinunciare al consumo) e di investire nel mantenimento delle infrastrutture, per esempio strade o edifici: per qualche tempo si tira avanti, poi segue il tracollo.

Che dire della politica di spesa pubblica a sostegno dell’economia? Nell’esempio del sonno, equivale all’uso di farmaci eccitanti che dopo un periodo di poco sonno prolungano ulteriormente la veglia oltre i limiti naturali. Grazie a tali stimoli, possiamo immaginare di dormire solo 2 ore al giorno per intere settimane, godendo dell’ulteriore tempo di veglia così guadagnato. Stiamo gonfiando il consumo a spese del capitale (il nostro corpo) investendo meno di quanto sia richiesto per stare in equilibrio, ossia circa 8 ore di sonno al giorno. Comunque la si veda, prima o poi la realtà delle cose farà il suo corso, obbligandoci a dormire ben più delle abituali 8 ore per recuperare il sonno arretrato, o peggio ancora arrecando danni permanenti al nostro corpo. Allo stesso modo, uno stimolo politico all’economia aumenta momentaneamente il consumo ma causerà in futuro una crisi di maggiori dimensioni. La crisi economica è infatti un momento doloroso ma molto utile nel quale il consumo implode e il risparmio aumenta con lo scopo di finanziare gli investimenti arretrati. Il prezzo da pagare sulla via della ripresa può tuttavia essere salato. Chi per esempio è attivo nell’industria dei consumi e del tempo libero, durante una fase di recessione rischia di perdere il lavoro per mancanza di domanda. Dopo una notte in bianco, la soluzione non sta in un’ulteriore dose di eccitanti, bensì in una bella dormita.

 

Paolo Pamini
ETHZ e Istituto Liberale

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