Ancora sui municipali...senza domicilio
14.04.2016 - Paolo Pamini

Domenica scorsa sarà forse stata l’ultima volta senza municipali forestieri in Ticino? Dipenderà da come nei prossimi mesi il Gran Consiglio affronterà l’iniziativa parlamentare generica “Deregulation elettorale” depositata settimana scorsa proprio da due opinionisti di Economando, Sergio Morisoli e chi scrive. Si potrebbero aprire due possibilità. (1) Se la proposta di togliere completamente il vincolo del domicilio per fare il municipale passerà, allora si andrà in votazione popolare per adattare la Costituzione cantonale, che all’art. 29 cpv. 2 prevede che è eleggibile a membro di un’autorità comunale chi è domiciliato nel Comune. (2) Il Parlamento potrebbe altrimenti scegliere una riforma più cauta, ossia togliere la condizione secondo cui nelle elezioni comunali è eleggibile solo chi è domiciliato da tre mesi nel Comune, permettendo invece ad un forestiero (purché svizzero e maggiorenne) di candidarsi e chiedendo il cambio di domicilio solo ad elezione avvenuta.

Tutto ciò è un’utopia? Le 24 pagine dell’iniziativa contengono molti dettagli; gli interessati la possono richiedere attraverso www.paolopamini.ch. Questo Economando si limita al racconto di due aneddoti avvenuti in Cantoni nei quali da più di dieci anni i cittadini eleggono pure candidati forestieri.

L’attuale sindaco di Rapperswil (SG) è il pipidino Erich Zoller. La cosa interessante è che nel 2011, anno di elezione, Zoller non era domiciliato a Rapperswil bensì addirittura sindaco di un’altra cittadina sangallese, Sargans. Inoltre, dal 1997 al 2003 era stato sindaco di Weesen, un paese sul Lago di Walenstadt. Esattamente come succede nel mondo professionale, nel 2011 il signor Zoller si è presentato agli elettori di Rapperswil mettendo sul tavolo la sua esperienza politica e parimenti dimostrando di comprendere i problemi specifici della cittadina, a dispetto di chi afferma che un forestiero non sia in grado di comprendere il “territorio”. Inoltre, poiché un candidato forestiero fa carriera proprio grazie alla sua reputazione personale, ci si può di principio attendere una maggiore integrità e determinazione nel mantenere le promesse fatte ai cittadini, anziché essere potenzialmente guidato da interessi di bottega locali.

Un caso ancor più esemplare delle dinamiche in un mercato elettorale aperto, come quello discusso qui, è quello di Martin Klöti, attuale consigliere di Stato sangallese. Klöti, del PLR, peraltro omosessuale dichiarato, non è sangallese, bensì nato e cresciuto a Zurigo. La sua vita politica lo portò nel 1997 nel municipio di Rapperswil, dove divenne vicesindaco e lanciò vari progetti di successo tra i quali il jazz festival locale. Poi, nel 2006, vinse le elezioni ad Arbon (TG), diventando sindaco e guidando con successo il Comune sul Lago di Costanza fino al 2012, quando venne eletto nel Governo sangallese. La storia politica di Klöti si intreccia con quella di Arbon, terza cittadina del Cantone il cui sindaco è remunerato con ben 190mila franchi l’anno. Per 14 anni, negli anni ’80 e ’90, Arbon fu guidata dall’udicino Christoph Tobler. Nel 1998 vi fu la “rivoluzione” del pipidino Toni Sgier, storico maestro della scuola elementare locale, che si candidò selvaggiamente proprio al termine di consegna delle liste e, sostenuto dagli elettori in cerca di cambiamento, spodestò Tobler. Sgier fece tuttavia un gran caos, tanto che il segretario comunale, il contabile e la responsabile dei servizi sociali diedero le dimissioni. PS, PLR e UDC si allearono nel Comitato Pro Arbon e vinsero le elezioni del 2003 candidando Lydia Buchmüller, una basilese che era stata reclutata con un’inserzione sulla NZZ e scelta tra 30 persone che si annunciarono da tutta Svizzera. La Buchmüller, politicamente neofita, tuttavia non resse la pressione e dopo circa un anno si diede malata. Scegliendo Klöti nel 2006, gli elettori di Arbon dimostrarono che secondo loro un forestiero era comunque un candidato migliore dei tanti indigeni in cerca di rivalsa.

 

Paolo Pamini
ETHZ e AreaLiberale

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