Un deficit di liberalismo in Ticino
27.06.2015 - Sergio Morisoli

Qualche settimana fa scrissi su questo giornale che la Lega continuerà a vincere, certo perché da anni elettivamente ha colto il momento e la posizione della gente, ma soprattutto perché è diventata un fenomeno sociale coinvolgente. Oggi vorrei fare un passo oltre e proporre una possibile via d’uscita, non quella di battere la Lega alle elezioni, questo lo lascio ai partiti. A mio giudizio siamo da qualche anno sulla pista del declino, non a causa della Lega come troppi banalizzano (sarebbe troppo semplice), caso mai lei approfitta di questo trend discendente ma non lo alimenta; no, ci troviamo disastrati perché la politica ha cumulato un deficit enorme, non solo finanziario, ma soprattutto di liberalismo in tutti i settori dell’azione dello Stato. Non mi riferisco al partito PLR che per certi versi sta al liberalismo come gli attuali greci stanno alle virtù democratiche da loro inventate; e non mi riferisco alle sue consecutive percentuali elettorali al ribasso, non c’entra. Mi riferisco alla cultura politica in generale che si è svuotata (disfatta) del liberalismo. Paradossalmente, dopo la caduta del muro di Berlino pur dicendosi tutti in qualche modo liberali, il liberalismo nostrano è rimasto clericale. Una fede tramandata gerarchicamente, gelosamente amministrata con riti obsoleti e monopolizzata senza ragione da sacerdoti di un solo partito. Il partito principale si è così svuotato di significato distaccandosi dal liberalismo autentico. Con rispetto per Papa Francesco, egli direbbe che non è stato capace di andare nelle periferie umane ad annunciare la buona novella; io dico il metodo e la ragionevolezza liberale. Si è chiuso a riccio nelle sacrestie laiche nell’ ossequioso rispetto delle tradizioni curiali finalizzate al mantenimento del potere. Non è colpa di nessuno, inutile cercare colpevoli, è la realtà. Come dicevo la via d’uscita ci sarebbe: iniziando a colmare questo deficit di liberalismo a 360°. Una via lunga, difficile, che inizialmente non porta voti in più; ma probabilmente quella in grado di creare a medio termine un rilancio del Ticino. Occorrono, non sistemi, non partiti ma persone che mettendosi assieme percepiscono l’urgenza di proclamare la necessità di ritornare ai principi elementari del liberalismo. A mio avviso sono cinque le urgenze e cinque gli obiettivi di riequilibrio liberale. 1. Urgenza: politica. Legiferare dall’ottica del cittadino e non dello Stato. Obiettivo: ri-equilibrare diritti e doveri. 2. Urgenza: sociologica. Promuovere la società civile tramite i principi di sussidiarietà e di solidarietà. Obiettivo: ri-equilibrare libertà e responsabilità. 3. Urgenza: economica. Valorizzare le imprese creatrici di lavoro e ricchezza, e incentivare la proprietà privata. Ristrutturare la spesa pubblica: spendendo meno e meglio. Obiettivo: ri-equilibrare autonomia personale e dipendenza pubblica. 4. Urgenza: educativa/culturale. Integrare in un modello partecipativo e innovativo le pluralità e le diversità educative/culturali sia statali che private. Obiettivo: ri-equilibrare identità locale e multiculturalismo anonimo. 5. Urgenza: istituzionale. Modernizzare lo Stato per uscire dal paternalismo statale ridistribuendo in modo innovativo finanze e i compiti tra Cantone e Comuni. Obiettivo: ri-equilibrio tra centralismo burocratico e decentramento politico. Queste 5 urgenze dovrebbero muovere l’azione concreta dei cittadini “liberali di area”, potrebbero essere il patto di legislatura del centro destra ticinese, e il primo passo verso il rilancio del Paese.

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

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