Cifre e speranza
21.05.2014 - Sergio Morisoli

Negli scorsi giorni il Governo si è riunito al Castello di Sasso Corbaro. La notizia più importante è stata quella che i conti dello Stato del 2015 chiuderebbero con un deficit di 230 milioni. Da sempre le cifre posseggono oltre che un valore di sintesi anche un enorme potere ipnotico positivo o negativo a seconda del loro uso. Non si capisce quale possa essere l’obiettivo di sparare dopo una riunione di clausura la cifra di 230 milioni di deficit. A chi era rivolto il messaggio? Se ai politici non serve a nulla, lo sanno già perché sono loro che creano i buchi. Se ai cittadini serve ancora meno, quale cittadino è in grado di immaginarsi concretamente cosa significhi 230 milioni di soldi e per giunta di deficit. Si poteva almeno dirgli, per permettergli un raffronto con i 230 milioni, che ogni sera che lo Stato spegnerà la luce farà 1 milione di buco in più. Se si rivolgevano ai contribuenti, il messaggio è arrivato puntuale: sarete voi che dovrete pagarlo. Questo solo per dire che per trovare una soluzione alle finanze cantonali, bisognerebbe prima spiegarle a tutti, secondo abbandonare le perifrasi nella spiegazione e terzo partendo dai numeri chiamare le cose con il loro vero nome abbandonando gli eufemismi. Ne uscirebbe un quadro, non migliore, ma molto diverso da quello che siamo abituati ad osservare. Per esempio: dal 2012 a oggi il governo ha sottoscritto 840 milioni di nuovi prestiti per coprire i deficit che farà o per rinnovare quelli vecchi che non è ancora riuscito a pagare indietro! Cosa significa? Significa si è indebitato ogni giorno lavorativo per quasi 2 milioni: 1 per i buchi che ha sul gobbo dal passato e che non riesce a restituire, e 1 per quelli che fa ora e in futuro. La conseguenza è che i bambini nati in questo minuto dovranno pagare per 25 anni (data dell’ultima scadenza di questi prestiti!) circa 253 milioni di interessi passivi; assieme a chi va ancora a scuola e a chi non guadagna ancora. La prossima generazione attiva che dovrà mantenere noi in vecchiaia pagandoci AVS e Cassa Pensione, ancora ignara, dovrà pure pagare per decenni una montagna di interessi e restituire una catena montagnosa di debiti. I numeri sono questi. Ognuno li può romanzare come vuole,non cambiano. Non sono i numeri a doverci spaventare, bensì le cause che portano a questi numeri. Ecco perché da anni mi batto affinché si passi dal sudoku dalle cifre al loro significato. Affinché attraverso la porta delle cifre si entri nella vita reale. Ecco perché in politica se si cura senza fare la diagnosi, le storture si moltiplicano anziché ridursi e i soldi si sprecano. Le cifre dei bilanci pubblici non indicano la ricchezza o la povertà di uno Stato, ma molto di più: se agisce bene o male nel perseguire il bene comune e la maggior prosperità per tutti. Indicano la libertà finanziaria che godono e godranno i suoi cittadini; i debiti al collo e gli sprechi pubblici non rendono libero nessuno. Inutile inventare formule per far quadrare i conti; i conti quadrano se e solo se lo Stato rispetta la libertà dei cittadini, se li aiuta a fare non ostacolandoli, se smette di mungere molti per soddisfarne pochi e male. L’origine dei buchi sono le politiche sbagliate. Le politiche sbagliate sono figlie dello sviluppo esponenziale dei nuovi diritti. I nuovi diritti non sono altro che bisogni, desideri individuali elevati a bisogni collettivi. Ciò conduce a una pretesa esplosiva: massimalizzazione delle libertà individuali con collettivizzazione massima dei danni che ne derivano. La speranza sta nel riscoprire l’origine dei diritti, quelli veri. Se non cambia il cuore dell’uomo, lo Stato e i suoi sistemi presunti perfetti può chiudere.

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

 

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