Quando la contabilità di cassa annienta la politica economica
30.04.2014 - Sergio Morisoli

Più che le decisioni e le misure attive di politica economica, spesso sono le decisioni di politica finanziaria ad influenzare nel male l’economia e il benessere dei cittadini. Ebbene, se il 18 maggio prossimo siamo chiamati a votare si o no al freno ai disavanzi, che è poi l’aumento automatico delle imposte; è perché il Governo all’unanimità e il parlamento a maggioranza hanno deciso che prima devono stare bene le casse dello stato e non quelle dei cittadini e delle imprese. Questo è l’ultimo esempio di come si possano annientare in una sola volta molti crediti mirati e piani di sviluppo a favore dell’economia con una misura assurda e suicida di contabilità statalista. Si fa votare un rimedio sbagliato (l’aumento delle imposte) per una malattia seria: l’incapacità di controllare la crescita della spesa. Perché? Perché i politici e i partiti che hanno responsabilità di Governo non riescono a fare rinunce, non riescono a selezionare le spese buone da quelle grame, non vogliono o non possono addentrarsi nella giungla dei piccoli sprechi e delle grandi inefficienze di una macchina che stipendia oltre 10'000 dipendenti (amministrativi e docenti) ogni mese. L’impotenza della politica è lì tutta da vedere, nessuno vuole iniziare prima dell’altro a tagliare il ramo su cui è seduto e rinuncia perciò a chiedersi per primo se: proprio tutto quello che fa lo Stato è ancora necessario, è indispensabile, è fatto in modo corretto, ha prodotto i risultati sperati. No, assolutamente non c’è risposta a queste domande perché chi osa rispondere è accusato di “rapina e malevolenza” nei confronti dello Stato. Per un po’ i politici hanno potuto rifugiarsi dietro alla revisione dei compiti che verrà, rimandando l’esercizio analitico di cosa e di come lo Stato deve produrre, di Preventivo in Preventivo. Pero’ ora anche loro l’hanno capita e non ci credono più. Allora siccome sulla spesa che cresce, cresce, cresce più del PIL, più del gettito di imposte, più delle tasse causali non ce la fanno proprio ad intervenire senza perdere elettori, clientele, funzionari; ecco che per far quadrare i conti ci propongono un’astuzia. Non lo dicono, ma l’unico scopo è quello di aumentare le imposte senza che nessuno ne abbia la colpa di farlo. Lo schema è quello di chiedere al popolo se vuole ridurre i deficit dello Stato. Chi direbbe di no, se fosse questo il vero scopo? Nessuno. Ma il trucco è proprio qui: dicendo di SI al freno ai disavanzi di dice di SI anche al modo per ottenerlo. Non ti dicono di dire di SI al taglio delle spese come sarebbe normale, non lo propongono nemmeno, ma ti chiedono di frenare il deficit e con il tuo SI decidi di farti aumentare le imposte automaticamente. Infatti, Governo e Parlamento, con questa legge, se non avranno abbastanza soldi potranno aumentare le imposte a tutti i cittadini e a tutte le imprese con un moltiplicatore per fare in modo che il deficit diminuisca. Questa misura va bocciata con un NO. Se passa: la spesa non sarà più controllata , la certezza del diritto tributario salta ( di anno in anno cambieranno le imposte a seconda delle spese!), non sarà più possibile fare sgravi fiscali mirati, il classeur dei compiti dello Stato richiuso, le inefficienze e le inefficacie galopperanno indisturbate. Ecco che una sola decisione sbagliata di politica finanziaria metterebbe in ginocchio economia e cittadini, per nulla.

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

 

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