LAMal, il ritorno al futuro due, la vendetta...
28.10.2015 - Paolo Pamini

 Il 21 ottobre è stato il giorno di Ritorno al Futuro. Chiediamo in prestito a McFly e Doc la DeLorean per saltare indietro di 20 anni, poco prima che la LAMal entrasse in vigore nel 1996. Quando novembre non equivaleva al mese dei temuti aumenti dei premi di cassa malati.

Per decenni la medicina svizzera è cresciuta in un mercato più o meno libero. Il dottore chiedeva un onorario per le sue prestazioni, spesso calibrato in base al cliente, e non era raro che egli dedicasse un giorno la settimana a consultazioni gratuite per persone davvero povere. Molti sapevano di non essere in grado di pagare di tasca propria costosi interventi e ci si aiutava mutualmente. Tramite le assicurazioni malattia i soci condividevano i costi che individualmente sarebbero stati troppo alti. Essendo le franchigie libere, si poteva scegliere di assicurarsi solo contro i grandi eventi, per esempio sopra CHF 10'000. Qualcuno, soprattutto se abbiente, neppure si assicurava. Nel rispetto della Costituzione che garantisce l’accesso alle cure per tutti (e non la medicina statalizzata di un arbitro che è pure giocatore), lo Stato sussidiariamente si assumeva i premi assicurativi di chi era veramente povero.

Nel 1994 si vendette la LAMal come un mezzo per tenere sotto controllo i costi della salute e per evitare che ci fossero cittadini lasciati senza copertura. Due enormi bugie, la prima oggi cosa chiara per tutti, la seconda perché i poveri già erano assicurati (a spese dello Stato) e chi non si assicurava spesso aveva i mezzi per fare così. Oggi l’obbligatorietà ha cambiato letteralmente la mentalità dell’assicurato, che cerca di far rendere la costosa polizza causando tante piccole spese frequenti anziché rari e costosi interventi. L’esatto contrario di un’assicurazione.

Solo gli statalisti incalliti non vedono che la causa dell’esplosione dei costi sanitari sta nell’assenza di un normale meccanismo di mercato. Chi desidera immaginare come sarebbe la sanità in Svizzera senza 20 anni di LAMal deve solo guardare a due esempi concreti: dentisti e chirurgia estetica. In entrambi i casi funziona ancora il vecchio e sano principio di domanda e offerta che vale anche per altre professioni quali avvocati, architetti, idraulici e meccanici. Una fattura esagerata di un dentista semplicemente viene contestata dal cliente, che forse neppure paga; quella di un medico invece neppure ispezionata (tanto paga la cassa malati e lo Stato). Tant’è che, ma tu guarda i casi della vita, in 20 anni i costi delle cure dentarie sono aumentati circa del 30%, meno del PIL svizzero. La stessa sorte è toccata alla chirurgia estetica, un tempo un lusso solo per Sofia Loren ed altri ricchi personaggi, oggi invece alla portata di milioni di persone.

Riconosciuto il collettivismo sanitario, la soluzione per uscire da questo andazzo è molto semplice: abolire l’obbligo di assicurarsi presso una cassa malati (pur con lo Stato che per i poveri si assume il premio di un’assicurazione base molto essenziale) e lasciar giocare il vero mercato. Probabilmente ne risulterebbero delle assicurazioni con premi molto bassi e franchigie abbastanza alte per coprire solo gli interventi indispensabili (es. un braccio rotto). Accompagnate da prodotti di risparmio simili al 2° o 3° pilastro previdenziali per finanziare le cure in età avanzata, che causano la gran parte dei costi sanitari nella vita di una persona. Tutto il resto, più connesso all’industria del benessere che della sanità, sarebbe a carico dei consumatori, improvvisamente molto più attenti a cosa chiedono e a quanto spendono. Come già oggi verso dentisti e chirurghi estetici.

 

Paolo Pamini
Economista, ETHZ ed Istituto Liberale

Clicca qui per visualizzare l'articolo apparso sul GdP.

CHI SIAMO

COSA VOGLIAMO

A COSA LAVORIAMO

GINNASIO

CONTATTO

DIVENTA MEMBRO

ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

TEMI STRATEGICI