Leggetelo a Natale
11.12.2012 - Sergio Morisoli

Non mi piace parlare di passato, ma mi serve. Qualche anno fa, era il 1998, Il DFE pubblicò un libro particolare che nel linguaggio volgare fu definito “libro bianco”, mentre il suo titolo esteso era Ticino 2015: libro bianco sullo sviluppo economico cantonale nello scenario della globalizzazione. Fu detto e scritto peste e corna. I più buoni dissero che era un manifesto del liberismo più sfrenato a favore dei soliti ricchi, i più cattivi dissero che era un manuale per distruggere il Ticino. I media lo distrussero prima ancora di sfogliarlo, e i partiti lo distrussero quando era ancora nelle rotative, compreso il partito di chi il libro lo volle. Da allora sono passati ormai 15 anni e quasi 5 Governi. Ogni tanto, qualche politico, per sentito dire e non perché l’abbia mai letto, fa riaffiorare ricordi o riferimenti a questo libro, specie quando vuole connotare negativamente un avvenimento o una proposta politica che anche solo lontanamente profuma di libero mercato, di responsabilità individuale, di società civile che si deve prendere in mano il futuro senza consegnarsi nelle braccia dello statalismo; ecco che allora si dice “roba da libro bianco”. Chi lavorò, permettetemi c’ero anch’io, a quel libro non aveva sbirciato né nelle carte della provvidenza né in quelle del destino. Semplicemente, anziché partire da concetti ideologici vetusti (destra sinistra, e via dicendo), ci si mise ad osservare la realtà per quello che era e ci si mise a capire i segnali che la realtà mandava verso il primo decennio del nuovo secolo. Manca 1 anno al 2015. Dove saremmo, cosa faremmo oggi se politica, società civile e cittadini avessero sposato il concetto di Patto Paese (leggete quel capitolo, se avete voglia) lanciato allora? La risposta non c’è, e la prova del nove nemmeno. Allora però si poneva la scelta tra il rilancio competitivo che si spiegò benissimo in cosa consisteva e il declino controllato spiegato altrettanto bene. Fu deciso di maledire il libro e chi lo scrisse, e di non scegliere nulla. Anzi il scegliere nulla, non era neutro e privo di conseguenze perché ha portato a dover scegliere oggi, a 15 anni di distanza, tra declino controllato e declino non controllato. Rileggendolo, con distacco e ormai in altre circostanze, vi ci si può però scoprire che l’80% delle previsioni fatte per il primo decennio del XXI sull’economia mondiale, europea, asiatica e svizzera si sono avverate. Vi si può leggere che le misure proposte per il Ticino mai attuate, salvo il quelle sul cantone della conoscenza (USI, SUPSI, e laboratori, campus), sono state la chiave di successo e sviluppo in quei paesi e in quelle regioni che chiamandole in altro modo le hanno adottate. Avessimo intrapreso la realizzazione di alcune di quelle misure, avessimo stabilito un patto paese, oggi non tremeremmo per la piazza finanziaria, non avremmo paura dei frontalieri, non passeremmo il 20% del giorno incolonnati, e non dovremmo sopravvivere con dumping e lavoro nero, non ci sbraneremmo nel rubarci le fette di una torta sempre più piccola. E’ vero, non si sa come sarebbe andata a finire. Ma si sa come è e come purtroppo sembra andare a finire nel 2015 senza un’idea, senza un progetto simile a quello, che nemmeno 5 Governi di fila e 5 legislature di fila hanno saputo proporre in alternativa al Libro bianco mai attuato. Nostalgico? Forse. Realista? Molto. Non saranno le fibre ottiche in tutte le case a salvarci se non sappiamo cosa farci circolare. Kirkegaard disse: fatti fuori i capitani e gli ufficiali, dal ponte della nave, i passeggeri non sentono più gridare la rotta ma il menù di mezzogiorno. 

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

 

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