Perché lo Stato stravince?
18.09.2013 - Sergio Morisoli

Quando ci accorgeremo che la politica, soprattutto quella brutta, c’entra eccome con la nostra vita; allora sarà forse troppo tardi per tornare ad occuparsene. Altri nel frattempo l’avranno già fatto con largo anticipo a nostro discapito. Viviamo in un momento in cui sembra che le soluzioni a tutti i nostri problemi debbano discendere dalla politica e quindi materialmente dal Governo e dal suo apparato amministrativo. In questa logica contano solo in numeri, e perciò i partiti si scannano per avere un voto in più dell’avversario per poter non più solo avere ma essere maggioranza, quindi contrariamente alla tradizione elvetica legittimarsi a comandare dall’alto. Dall’altra parte chi perde rimprovera a chi vince di non saper comandare. Ma vi sembra che sia questa la nostra tradizione? I cittadini a poco a poco credono che la politica sia fatta di sole 2 cose: sedie in maggioranza sulle quali sedere persone elette infallibili e senza macchia. Il Ticino non sta sfuggendo a questa logica e le discussioni sui deficit, sui frontalieri, sulla road map e altro ancora, non fanno che accrescere il distacco tra eletti e popolo. Gli eletti fanno di tutto per far credere che solo tramite loro e la loro politica i problemi si risolvono, e al popolo piace credere che sia così. Basta navigare in facebook o twitter per rendersi conto cosa si pretende dalla politica e cosa i politici promettono a raffica. E’ abbastanza drammatico vedere che tra cittadino e politico non vi sia più nulla in mezzo: nessun altro ente intermedio, nessuna altra persona o gruppo di persone, nessuna relazione gratuita orizzontale, ma solo una pretesa verticale. Basta vedere che i politici sono giudicati settimanalmente con rose e cactus, con alti e bassi per non stupirsi che anche la politica è giudicata come un listino di borsa giornaliero, con quello che ne deriva. Potrei continuare.   In questo quadro come si fa a mettere in campo alcune riforme essenziali sia per il vivere civile che per l’economia? Sembra l’uovo di Colombo ma si potrebbe iniziare dal mettersi d’accordo su almeno una cosa: facciamo fare un passo indietro alla politica perchè non può più e non sa più fare tutto e facciamo fare un passo avanti alla società civile che può e sa essere complementare allo Stato nell’offerta pubblica non statale di servizi e prestazioni, e che può e sa produrre ricchezza e lavoro se solo la sua economia la si lascia fare o almeno non la si ostacola. Troppo semplice ed elementare? Si, ma se non si riparte dalle cose semplici e da un punto comune, come questo, come si potrà mai iniziare la revisione dei compiti dello Stato senza una visione di partenza e di un punto d’arrivo? Come si potrà mai fare tagli su tagli convinti di pareggiare i bilanci statali senza saccheggiare quelli dei cittadini e delle imprese? In questa legislatura ormai “sprecata”, proprio per non far danni alle imprese e alle famiglie ( ricordiamocelo, sono le mucche da latte dello Stato ovunque e da sempre); se già non ci sono misure che le favoriscono e le promuovono si faccia almeno in modo di non danneggiarle. Per questo la politica e i politici sono ancora in tempo per iniziare il lavoro non della revisione dei compiti (chimera) o del pareggio dei conti nel 2016 (miraggio), ma più umilmente quello di dividere il terreno, la parcella in tre parti: società civile, economia, stato. Poi per ognuna riconoscere le piantine o le sementi già interrate e più adatte ad essere coltivate nell’interesse comune. L’economia libera di mercato non ha bisogno di interventi dello Stato, non ha bisogno di sussidi se questa suddivisione viene fatta a dovere e coltivata poi coerentemente. Ci vuole però una premessa, la fiducia reciproca tra i coltivatori delle diverse parti. Oggi lo squilibrio parcellare è evidente; colpevoli siamo noi, non i governanti.

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

 

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