La sussidiarietà nella Costituzione
24.09.2012 - Sergio Morisoli

Il Gran Consiglio ha approvato l’inserimento nella Costituzione Cantonale del principio di sussidiarietà. Proprio oggi di 2 anni fa, avevo presentato un’Iniziativa parlamentare con lo scopo di inserire il principio di sussidiarietà almeno nella Legge cantonale che regola i sussidi. Dopo discussione della mia iniziativa in Commissione della gestione, tale Commissione ha ritenuto all’unanimità e a ragione, in accordo con il Governo che questo principio sia da inserire addirittura nella Costituzione cantonale, non mi sono certo opposto!

Non vi sono dubbi, né a destra né a sinistra, né nell'economia né nella società civile, che il modello di welfare state (stato sociale) che ci ha dato tantissimo dal dopo guerra ad oggi è ormai in crisi profonda in tutto il continente. Non è più un problema sapere se è necessario (giusto, utile) intervenire o meno per aiutare chi ha bisogno in un determinato momento di difficoltà della propria vita tramite una solidarietà diretta. Il problema oggi è quello di trovare maggiore efficienza e efficacia nell'intervenire. Siccome i bisogni (domanda) di chi è meno fortunato sono e saranno infiniti, e siccome le prestazioni (offerte) sono e saranno oltre che limitate, costose e non finanziabili tramite maggiori imposte e tenuto conto che a volte saranno anche inadeguate. Il Ticino non fa eccezione. Da una parte, la questione dei conti dello Stato in gravi deficit per i prossimi anni non può non toccare anche il tema della "ridistribuzione": oggi il 70% del budget annuale dello Stato viene ridistribuito (cioè sussidi). Dall'altra sono in molti ad accorgersi che lo Stato non è più in grado di svolgere il compito di unico erogatore di prestazioni e servizi senza incorrere in diseconomie, disservizi e inadeguatezza di fronte alla domanda sempre più in crescita e differenziata in materia di "beni e servizi pubblici". Il servizio pubblico non può più essere inteso unicamente come servizio erogato e prodotto dallo Stato. Il servizio pubblico, l'esperienza di altri Paesi (ad esempio nazioni scandinave in primis) ce lo dimostrano, è tale non più a partire da chi lo eroga ma a partire da chi lo riceve. Infatti l'erogazione può essere sia statale che privata, ciò che conta è la soddisfazione, l'efficienza e l'efficacia per chi lo riceve e non se il processo produttivo del servizio è in mano allo Stato.

Si tratta di invertire il paradigma. Lo stato non è più il primo e unico erogatore di servizi pubblici, delegati ad altri solo quando lui non ce la fa; ma al contrario lo Stato diventa erogatore diretto solo quando la società civile con i suoi enti profit e non profit non è in grado di produrre e offrire adeguatamente quanto le leggi dello Stato prevedono per le prestazioni e i servizi pubblici. Occorre un passaggio dalla società civile "eventualmente tollerata" dallo Stato nell'erogazione di servizi pubblici, ad una posizione in cui la società civile è riconosciuta a tutti gli effetti e favorita quale prima responsabile per l'erogazione di questa offerta pubblica, mettendo lo Stato nel ruolo sussidiario. Ciò significa che la delega non avviene in modo discendente quando non ce la fa lo Stato, ma al contrario in modo ascendente quando non ce la fa la società civile. Tramite il principio di sussidiarietà, già vincolato nella costituzione federale tramite la votazione popolare del 2004 che riguardava la Nuova perequazione finanziaria tra Confederazione e Cantoni, si apre una nuova via per fare in modo che: pubblico e privato collaborino nel soddisfare i bisogni in modo paritario, che pubblico e privato si trovino anche in concorrenza nell'erogare servizi a minor costo e a maggior qualità, che privati e privati si facciano concorrenza per soddisfare meglio l'esigenza di servizio pubblico.

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

 

 

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