Il Cantone spende di più ma il Ticino sta meglio?
27.07.2013 - Sergio Morisoli

Scrivere articoli sulle finanze pubbliche d’estate con il caldo, le distrazioni ed altro è dura, ma leggerli magari è peggio. Perciò scelgo uno stile, asciutto, diretto e senza grandi frasi complesse. Lasciamo lavorare il Governo, i Dipartimenti e i Partiti che ci hanno promesso entro agosto 120 milioni di tagli di cui 48 nel sociale e la salute e 34 nella scuola. Vedremo… Lasciamo in pace anche chi da anni va dicendo che si deve fare la revisione dei compiti dello Stato, vedi Road Map. Posizione legittima ma non percorribile con un Governo consociativo in affanno, per la semplice ragione che i compiti dello Stato non dipendono in primis dalla contabilità, dai risparmi, dalle analisi tecniche ma dalla politica pura. Cioè dal faccio o non faccio che a sua volta dipende da una visione del rapporto che ci si vuole tra cittadino e stato. Cioè dipende dai criteri politici scelti che concorrono a formulare il giudizio, quindi la decisione politica: se faccio o non faccio. Quei criteri e quel giudizio politico che proprio mancano ora che sarebbero necessari. Per la concordia, la collegialità e per non farsi male sono stati espulsi dal lavoro politico; illudendosi che la premessa per una buona gestione politica sia quella di lasciar fuori le diversità e le caratteristiche forti di certi criteri. Il deficit in questo campo, “strittkultur”, è peggio di quello finanziario. Non vedo buone cose per la necessaria revisione dei compiti. Allora non resta che un’altra via, quella tecnica e solo semi politica. Quella di verificare e giudicare l’efficienza e l’efficacia di ciò che oggi lo Stato fa. In questo campo le risposte si trovano solo se: uno, si pongono le domande giuste, e due misurandosi con i dati reali. Per esempio: cosa si può dedurre se le imposte pagate (850 milioni) da 180'000 cittadini non sono sufficienti per pagare (931 mio) gli 8'000 dipendenti dello Stato? Ma ci si potrebbe guardare allo specchio anche confrontandoci con il passato. Se ad esempio ci paragoniamo, non con la preistoria ticinese ma solo con 10 anni fa, come siamo messi? La popolazione residente è aumentata di 19'628 (da 317'315 nel 2003 a 336'943 nel 2011). Questo aumento, basta per giustificare la crescita di 621 milioni di spesa rispetto al 2003? E ancora, posta la crescita di certe spese settoriali, con tale crescita stiamo meglio di 10 anni fa? Ad esempio: la spesa procapite per la sicurezza è passata da 689 a 809 franchi, 120 franchi in più cioè 53,9 mio in più all’anno rispetto al 2003; ci sentiamo più sicuri? Ci sono meno furti, meno delitti? Per la scuola el’educazione spendiamo 418 franchi in più per abitante rispetto al 2003 (da 1'908 a 2'326) cioè 178 milioni in più all’anno. La scuola sta meglio di allora? Dove siamo in classifica PISA? Si potrebbe aprire un vero capitolo a riguardo. Per la salute spendiamo 140 milioni all’anno in più. Ci si ammala meno o si guarisce prima? Siamo curati e trattati meglio? Per la socialità vi è stato un aumento di spesa procapite di 409 franchi, corrispondente a 182 milioni all’anno in più. Si sono corrette con questo enorme aumento di soldi i flagelli sociali come l’esclusione, la povertà, l’occupazione, le dipendenze, il malessere di vivere ecc…? E ancora, spendiamo 30 milioni in più all’anno per il traffico e i trasporti. Ci muoviamo meglio? I tempi si sono ridotti? La comodità aumentata? Si potrebbe continuare a lungo con le domande. Grazie ai dati di contabilità funzionale si entra in analisi per materia e non per dipartimento, è un vantaggio. Lo strumento permette anche, se poi ci fosse una seria volontà di verifica dell’efficienza e dell’efficacia della nostra Offerta statale, di paragonarci con gli altri singoli Cantoni. E allora ci si potrebbe chiedere, secondo il principio della “best practice” e del “bench marking” perché per la stessa offerta statale in certi Cantoni si spende meno e si hanno risultati migliori. La spesa in questi semplici 5 settori in un decennio è aumentata di 585 milioni, nessuno può dirsi soddisfatto a riguardo del suo impiego se oggettivamente analizza i risultati raggiunti. Allora, per spingere il politico a calarsi in questo genere di lavoro, ci vuole un obbligo di legge. Quello della data di scadenza di certe leggi e quello del freno della spesa. Il primo è già stato bocciato dal Parlamento e il secondo non avrà miglior sorte. Da ultimo ricordiamoci che lo Stato meno tassa più incassa e che per spendere meglio non deve spendere di più.

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

 

CHI SIAMO

COSA VOGLIAMO

A COSA LAVORIAMO

GINNASIO

CONTATTO

DIVENTA MEMBRO

ISCRIZIONE ALLA NEWSLETTER

TEMI STRATEGICI