E adesso?
18.02.2014 - Sergio Morisoli

I bilaterali sono entrati in vigore nel 2002, nel 2007 la politica e la diplomazia avevano contrattualmente la possibilità di correggerli o disdirli. Nessuno ha ritenuto di proporre dei correttivi. Il capitolo sulla libera circolazione delle persone prevedeva fin da subito le ormai famose quanto inefficaci misure accompagnatorie. Significa che tutti sapevano che si trattava di una materia particolarmente pericolosa da maneggiare. Il popolo non ha votato di pancia e non è vero che ha votato senza sapere. Al contrario, dopo 12 anni ha tirato una conclusione drastica fin che si vuole, ma solo perché nell’arco di questo tempo chi doveva e poteva correggere le storture, politica e economia, hanno insistito nel difendere una situazione che si deteriorava di anno in anno. Il disegno ideologico aveva il sopravvento sulla realtà. I motivi? Moltissimi, ognuno ne ha di buoni e dimeno buoni. E adesso? Per cominciare i bilaterali contengono altri capitoli importanti e chi sarà mandato a Bruxelles a negoziare ne dovrà tener conto. All’UE occorre far notare che in quegli accordi c’era anche la reciprocità nell’applicazione che assolutamente è asimmetrica da un decennio in molti campi. Provate a concorrere per un posto pubblico, o parastatale o fare un offerta per un appalto in Italia. Ma non solo. Nei contratti c’è anche la libera circolazione dei capitali, e vi pare che la Svizzera sia trattata da pari? Attacco al segreto bancario, black list, intercettazione dei clienti delle banche, fanno parte dei bilaterali? Che dire della libertà di trasporto e di circolazione; verificate i voli su Ginevra e soprattutto il sorvolo del suolo tedesco per giungere a Kloten. Non parliamo dell’innesto nella rete d’alta velocità europea a sud. Per non toccare il capitolo dei camion di 40 ton che intasano e riducono le nostre autostrade a sentieri. Se entriamo nel dossier bilaterale del libero commercio dell’energia ce n’è da spaventarsi. Per non dire le centinaia di norme giuridiche del diritto UE che per indovenosa entra a gocce a gocce ogni giorno nel nostro diritto. Ecco fermiamoci. I nostri negoziatori dovrebbero mettere sul tavolo un menù completo della situazione svizzera e non solo sentirsi in imbarazzo. Avremo successo con la negoziazione UE se e sole se finalmente decidiamo cosa vogliamo su questi temi prima in politica interna e poi in politica estera. Se non sai cosa vuoi internamente all’estero perdi. Qui è l’esercizio difficile della politica federale, non quello di trovare il quoziente matematico del contingente. E in Ticino? Non si sta tanto bene. Con il voto si è voluto proteggere almeno ciò che resta, ed è una scelta obbligata al ribasso visto che siamo i più penalizzati dai bilaterali (traffico, capitali, lavoro). Darà un po’ di sollievo ma non basta, il rimedio durerà poco. Il problema è un altro. Da troppi anni la politica invece di produrre idee e misure per creare lavoro e benessere aggiuntivo, si è concentrata solo su come ripartire la ricchezza esistente senza seminare per produrne di nuova. E la lotta per le sedie del Potere invece della lotta di idee per produrre lavoro ha avuto il sopravvento (paralisi dei partiti). L’aumento dei moltiplicatori Comunali e la proposta di quello automatico cantonale stanno a significare, zero idee e zero speranza per il futuro. In mancanza d’altro, il blocco delle frontiere è la risposta del popolo alla politica economica fallimentare. E questo fa molta più paura del voto di domenica scorsa. Anziché sulla strada del rilancio competitivo (era il Libro Bianco del 1998) siamo definitivamente su quella del declino. Non si sa se controllato o incontrollato, con l’aria che tira non ci resta che sperare che sia almeno lento.

 

Sergio Morisoli
Gran Consigliere e Presidente di AreaLiberale

 

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