Marshall, Keynes e la realtà
06.06.2015 - Sergio Morisoli

La Destra c’è, ha ottenuto un gruppo parlamentare. E’ un progetto politico che gli elettori hanno legittimato con 6'111 schede di partito (+ 10.1% rispetto il 2011) e dando 137'558 crocette preferenziali (+39.2% rispetto il 2011). La Destra si è presentata come forza liberalconservatrice, ovvero per una economia di libero mercato congiunta alla difesa dei valori e delle regole democratiche elvetiche. Tradotto, le urgenze ticinesi sono: la pressione fiscale più bassa possibile (pacchetti di sgravi fiscali , zero aumento di tasse e balzelli); freno e riduzione delle spese dello Stato (blocco della crescita delle uscite, referendum e finanziario obbligatorio per le spese oltre una certa somma); precedenza di lavoro per i ticinesi e i domiciliati (contingenti 9 febbraio 2014, iniziativa popolare Prima i nostri); rilancio economico togliendo i bastoni dalle ruote di chi vuol intraprendere e fare (sfoltimento dei regolamenti e delle leggi). Tramite un’azione proattiva in questi campi, la Destra vuole aiutare: il contribuente strizzato, le imprese sane demonizzate, le famiglie tradizionali penalizzate, vuole proteggere la proprietà privata, il ceto medio dimenticato, vuole opporsi al subire passivamente i bilaterali e all’assorbimento del diritto UE. In questa campagna elettorale non si sono sentiti molti temi, purtroppo si è sentito molto e troppo invocare un ritorno massiccio dell’intervento dello Stato. Nessun Partito di Governo è riuscito a sottrarsi a questa tentazione, anzi sembra essersi creata una certa intesa: a) per spendere ancora più soldi dei contribuenti e b) per produrre interventismo diretto sull’economia. Si parla di Piani Marshall, tanto anacronistici quanto costosi; e di larghe intese per spendere (strano, mai larghe intese per risparmiare). Stiamo a vedere. Il 18 maggio ci sarà l’insediamento del nuovo Parlamento e la legislatura avrà inizio. I problemi lasciati da quella appena passata sono tutti lì ad aspettarci. Si prospettano circa 600-700 milioni di deficit fino al 2019 e oltre 1 miliardo di debito in più arrivando a 2'500'000 milioni. Pensare di rilanciare il Paese senza fare i conti con questa realtà, addirittura promuovendo altri 2 miliardi di spese e quindi di debiti in più nei prossimi 4 anni, c’è di che preoccuparsi se a volerlo sono coloro che sono al Governo. Nulla contro un piano di investimenti corposo, se si trattasse di investimenti che farebbero balzare il Ticino in avanti di 10-20 anni. Ma ci sono condizioni che non si possono dimenticare. Ad esempio, i disavanzi annuali continui ereditati e futuri, l’incapacità fisica e giuridica della macchina statale a realizzare investimenti oltre i 200 o i 250 milioni annui, oppure un’economia reale a 4 o 5 velocità, oppure la lotta per garantire alle varie clientele una fetta adeguata del volume da spendere, oppure e non per ultimo l’incapacità di un vero calcolo costi benefici in termini non solo finanziari ma anche macroeconomici, oppure e ancora identificare un patto che regga tra i veri beneficiari e i veri penalizzati di questa spesa nuova e enorme. Insomma, ci sono problemi strutturali della nostra economia da una parte e problemi di funzionamento del ruolo dello Stato dall’altro che nessun Piano Marshall da solo riuscirà a mettere a posto. Anzi se non ben calibrato e strutturato, il piano Marshall, potrebbe addirittura uccidere il paziente anziché guarirlo. Non basta il “non possiamo non dirci Keynesiani” che sembra essere tornato di moda anche tra chi nemmeno sa cosa sia. La Destra c’è anche per vigilare su queste pericolose derive, abbiamo 4 anni per correggere e dimostrarlo.

 

Sergio Morisoli
Presidente AL

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