Esempi di vera sussidiarietà
25.02.2015 - Paolo Pamini

Da decenni il modo di concepire la finanza pubblica si divide in due grandi famiglie: chi ritiene che sia corretto (tar)tassare i contribuenti per poi spendere i soldi nei più svariati progetti statali (polizia, socialità, strade, educazione,...), e chi invece vuole uno Stato il più leggero possibile. Di fatto, nel clientelismo politico attuale il secondo approccio è un miraggio. Si pensi solo a come in queste settimane lobbisti e partiti stanno negoziando dietro le quinte ulteriore spesa cantonale a danno dei contribuenti ticinesi e a vantaggio di pochi, come fatto per decenni. Nei dibattiti, non a caso tutti promettono più Stato.

Per evitare il progressivo declino del Cantone in una lotta tra pezzenti che si spartiscono i rimasugli di una torta sempre più piccola e marcia esiste a ben vedere un’alternativa alla semplice cancellazione dei servizi statali. Peraltro tutta svizzera e cristiana in nome della sussidiarietà. Una “rivoluzione civica” che rimetta in mano alla società le competenze che oggi il Cantone pretende sue. I cittadini-contribuenti si chiedano se in fondo non sia meglio tornare ad essere i veri proprietari di questa terra. Per esempio trasformando l’Azienda Elettrica Ticinese, Banca Stato, o l’Ente Ospedaliero in tre SA le cui azioni verrebbero regalate ai cittadini ticinesi come nella Cecoslovacchia alla fine del comunismo. Oppure ancora costituendo un’enorme società immobiliare con tutti gli stabili del Cantone, e anche qui consegnare un’azione ad ogni cittadino ticinese. I manager di tali aziende non sarebbero più oggetto di “cadreghite multipla”.

Al di là dell’infrastruttura, anche i servizi statali potrebbero laddove possibile essere rimessi in mano alla società civile e agli imprenditori. Anziché continuare a gonfiare le sovvenzioni, si dia la possibilità a chi ne fa richiesta di occuparsi di un servizio cantonale con il beneficio di un’esenzione fiscale per scopo pubblico. Invece di prelevare imposte, di lasciare a Palazzo il 40% in costi amministrativi e spendere il resto in sussidi, si rinunci selettivamente a prelevare imposte e si creino dei servizi che né ricevono né pagano alcunché allo Stato: scuole, ospedali, strade ecc. esentasse in mano a cittadini ed investitori. Altro che privatizzazioni selvagge. Per risolvere il problema del traffico, si costruisca come negli USA un secondo piano di autostrada tra Chiasso e Lugano, investimento di ca. CHF 1.5 mia., tramite una SA esente con azionariato popolare e che prelevi pedaggi variabili in base ad ora e traffico. Si sostengano le auto elettriche erogando sgravi fiscali nella misura delle sovvenzioni al VEL, che andrebbe chiuso. Si ceda, con esenzione fiscale, la gestione dell’aeroporto di Agno a privati aprendo gli investimenti a tutti. Si sostituisca l’ufficio caccia e pesca con l’autoregolazione della società dei cacciatori, proprio come già avviene da decenni nel mondo dei fiduciari. Sono solo pochi esempi di vera sussidiarietà a danno dei politici e a vantaggio dei cittadini.

La rivoluzione civica rafforza il legame col territorio, anche finanziario. Spazza il clientelismo politico. Premia gli indigeni pur mantenendo l’apertura economica della regione. Taglia la spesa statale e con essa le imposte.

 

Paolo Pamini
ETHZ e Istituto Liberale

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