Colpo di spugna sul clientelismo
15.01.2015 - Paolo Pamini

È possibile ridurre in un sol colpo il clientelismo partitico (“cadregopoli”) e aumentare l’efficienza delle imprese pubbliche? Probabilmente sì: introducendo l’azionariato popolare delle imprese cantonali, in primis l’Azienda Elettrica Ticinese, Banca Stato, e l’Ente Ospedaliero Cantonale.

L’idea è tremendamente semplice e dirompente nelle sue conseguenze: trasformare ognuna delle imprese pubbliche cantonali (per esempio AET, BS ed EOC) in società anonime di diritto privato, e poi distribuire le azioni ad ogni cittadino svizzero domiciliato in Ticino alla fine dell’anno scorso. È chiaro che non stiamo parlando di privatizzazioni selvagge, bensì di una reale democratizzazione della proprietà pubblica che ritorna nelle mani dei cittadini, senza più la mediazione dei partiti e del Parlamento. Una rivoluzione civica in senso proprio, perché si restituisce ai cittadini ciò che solo indirettamente era loro. E lo si fa per i ticinesi sul territorio. Il metodo è quello usato negli anni ’90, per esempio in Cecoslovacchia, per uscire dal comunismo.

Il primo beneficio è ovvio: fine delle nomine partitiche e del clientelismo ivi connesso. D’ora in poi sarà l’assemblea degli azionisti, ossia i cittadini ticinesi, ad eleggere i consigli d’amministrazione delle tre imprese. Proprio come già succede con UBS, Novartis, Nestlé e tutte le maggiori imprese svizzere di successo. I CdA renderebbero conto direttamente ai ticinesi-azionisti, e non più ai presidenti di partito.

Il secondo beneficio non è immediato, ma si pongono gli incentivi per raggiungerlo molto più velocemente di oggi: sotto la pressione della popolazione-azionista, gente che non si trastulla ma che lavora davvero e che tira la cinghia, aumenta l’efficienza delle tre strutture e si tagliano i rami secchi. Gli azionisti vogliono giustamente che vengano versati loro dei dividendi, oppure che l’impresa generi risorse da essere reinvestite per crescere. È la fine dei regali politici e della tolleranza dell’andazzo dei decenni passati.

In terzo luogo, e di conseguenza, anche il management di ogni impresa può finalmente iniziare a godere dell’autonomia necessaria senza temere che ogni dettaglio strategico diventi oggetto dell’interminabile teatrino parlamentare. Le imprese di successo funzionano in ben altro modo, e tutti noi in fondo lo sappiamo.

Negli ultimi quattro anni, Sergio Morisoli ha depositato in Gran Consiglio vari atti con i quali chiede come prima tappa almeno la trasformazione in SA di diritto pubblico o misto garantendo la maggioranza al Cantone. Da qui, l’azionariato popolare sarebbe molto semplice. Ad oggi, né Governo né Parlamento sono entrati in materia (nel caso dell’idea di una AET SA sono passati 30 mesi di inazione dal deposito dell’iniziativa parlamentare!), a dimostrazione di come gli interessi partitici siano il vero cancro nel corpo dello Stato a danno dei cittadini. Gli interessati potranno tra poche settimane sfogliare la raccolta di tutti gli atti parlamentari di Morisoli, che AreaLiberale sta mandando in stampa ora, ed accorgersi della portata dell’accidia delle istituzioni cantonali.

In conclusione, l’azionariato popolare delle imprese cantonali (“i gioielli di famiglia”) è la miglior garanzia alla loro continuità, favorisce la popolazione indigena, premia i manager capaci, ci libera dai manager figli della partitocrazia, e termina il continuo teatro parlamentare che per esempio ingessa la flessibilità strategica di AET. A perderci è naturalmente la partitocrazia coi suoi privilegi. Speriamo solo che i cittadini non debbano arrivare a difendere i propri legittimi interessi con un’iniziativa popolare.

 

Paolo Pamini
La Destra (AreaLiberale) e Liberales Institut

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