Imporre le eredità? No, defiscalizziamole
29.04.2015 - Paolo Pamini

Cosa significa promuovere le “pari opportunità di partenza”, come per esempio intende fare l’imposta di successione federale in votazione il prossimo 14 giugno? Dei vari argomenti su un’imposta sui morti, questo è forse quello più complesso e che merita maggiore riflessione. Si tratta di un errore filosofico che va fondamentalmente contro la natura umana, un’utopia tipicamente costruttivista e di sinistra capace di sedurre anche alcuni sedicenti liberali, come è stato più volte possibile osservare nei recenti dibattiti elettorali.

Secondo l’idea delle pari opportunità di partenza, non è giusto che due persone abbiamo davanti a loro un futuro differente per il solo fatto di nascere in contesti differenti. Per esempio in una famiglia ricca o povera, in città o in campagna, con genitori che si preoccupino di loro o meno, ecc. Pertanto, alla nascita lo Stato dovrebbe mettere ogni bebè sul letto di Procuste e “azzerare” qualsiasi motivo di differenza, per lo meno quelli più manifesti come appunto le risorse finanziarie che riceverebbe dai genitori. Passata la pialla, a quel punto il futuro di ognuno sarebbe solo merito o colpa del proprio impegno personale. Poco importa se in fondo anche la predisposizione all’impegno o all’accidia era uno di quegli aspetti da ugualizzare. Anzi, nel caso ideale di perfette pari opportunità di partenza, le differenze osservabili anni più tardi saranno solo frutto del caso. Il miglior paragone ce lo offre ogni settimana lo Stato con il Lotto: migliaia di speranzosi esattamente con pari opportunità di farcela, eppure enormi differenze dopo l’estrazione tra perdenti e milionari.

Naturalmente, in nome di un sano pragmatismo, i sostenitori delle “pari opportunità di partenza” per lo più pretendono la tassazione confiscatoria di donazioni e successioni. Proprio perché non è giusto che i figli di papà godano di altre condizioni dei figli proletari. Il problema di fondo è che così facendo si proibisce ai “papà” di spendere le proprie risorse nella libertà che la difesa della proprietà privata dovrebbe loro garantire. Se i “papà” spendono milioni in ville, auto e vacanze va bene, ma se li dedicano a chi prolungherà la loro vita, allora ciò sarebbe curiosamente un atto ingiusto. Come ingiusto sarebbe qualsiasi atto caritatevole, che arricchisce il donatario al di fuori del perfetto piano di egalizzazione giacobina. La fine dell’umanità appunto, con la promozione di misure liberticide in nome di irraggiungibili ircocervi.

La vera alternativa liberale e cristiana, coerente con le leggi di natura tra le quali in primis il rispetto incondizionato della proprietà di sé e dei frutti del proprio lavoro, nonché con la libertà di azione di ogni singolo che sola gli permette di far del bene, consiste invece nel permettere la collaborazione tra individui proprio perché tra loro diversi, e pertanto in grado di completarsi vicendevolmente su base volontaria e spontanea. Promuovere le pari opportunità allora, significa combattere gli impedimenti alla libera contrattazione e al mutuo aiuto. Sembra forse un paradosso, ma anziché imporre eredità e donazioni, esse andrebbero ancor più defiscalizzate.

 

Paolo Pamini
ETHZ e Istituto Liberale

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