Quale ruolo per la democrazia diretta?
10.06.2015 - Paolo Pamini

Avenir Suisse ha pubblicato uno studio che propone di innalzare il numero di firme necessarie per il lancio di iniziative popolari federali. Apparentemente, sempre più iniziative vengono accettate in votazione popolare, e per di più con proposte radicali di difficile implementazione.

Che ruolo ha e deve avere la democrazia diretta in Svizzera ed in Ticino? Va subito detto che il tratto saliente del sistema istituzionale svizzero, nella storia e tutt’oggi, non è tanto la democrazia diretta (iniziativa e referendum) quanto la sussidiarietà propria del federalismo: i Cantoni son meglio di Berna, i Comuni meglio di Bellinzona. L’attaccamento al potere dei politici locali (un fenomeno negativo tanto da noi come in tutto il mondo), ha perlomeno l’apprezzato effetto di rallentare la centralizzazione politica. Inoltre, la concorrenza tra Comuni e Cantoni permette al cittadino di paragonare cosa non va in questa o quella giurisdizione. Detto in altre parole, la bella democrazia svizzera applicata, da sola, nella centralistica Italia o Francia non porterebbe un gran che. Meglio sarebbe che anche le regioni italiane e i dipartimenti francesi diventassero autonomi come i Cantoni svizzeri, in concorrenza tra loro.

In questo senso, la democrazia diretta svizzera è un benefico ulteriore corsetto all’esplosione incontrollata dello statalismo selvaggio. A più riprese il popolo svizzero si è mostrato ben più conservatore della classe politica, che suo malgrado deve tacere ed incassare il colpo. Col senno di poi, spesso le decisioni popolari più contestate si sono rivelate benefiche. Ne è esempio la reiterata avversione ad un’adesione all’Unione europea, diventata oggi un progetto di asfissiante mega-Stato continentale. Poiché delle votazioni si parla anche al bar, il cittadino svizzero è obbligato a farsi di volta in volta un’idea (per quanto superficiale) dei temi in votazione, pena una figura di palta in società. Inoltre, le votazioni popolari permettono un continuo sondaggio dell’opinione dei cittadini (raccolta a livello di singolo comune!) che fa capire ai politici molto bene la soglia tra il mondo dei sogni e quello della realtà. Ne deriva una politica sicuramente più noiosa, ma pure più posata e focalizzata sui veri problemi. La facilità con la quale organizzazioni di medie dimensioni possono minacciare il lancio di un referendum ha per di più dato origine alla procedura di consultazione, un unicum svizzero nel quale una bozza di progetto di legge viene condivisa con la società civile prima ancora di finire in Parlamento, smussando gli estremismi e obbligando un certo uso del buon senso manifestamente assente nella politica di Stati a noi vicini. Anche questo non per merito dei nostri politici, bensì delle nostre regole del gioco. Ma non finisce qui: Bruno S. Frey, per anni professore di economia a Zurigo, ha mostrato con vari studi che i cittadini di Cantoni con un maggior grado di democrazia diretta dichiarano si essere generalmente più felici.

Pertanto, il numero di firme andrebbe addirittura ridotto. Ciò è ancor più vero nei Cantoni meno democratici, notoriamente il Ticino. Il tutto per la felicità dei cittadini, e come maggior guinzaglio a politica ed amministrazione pubblica.

 

Paolo Pamini
Istituto Liberale, Granconsigliere La Destra

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