Pura cosmesi? Niente affatto!
01.07.2015 - Paolo Pamini

In politica ci sono decisioni apparentemente banali dalle vaste conseguenze. Un esempio nostrano è stata la decisione del Gran Consiglio, lo scorso mercoledì 24 giugno, di permettere ai Comuni ticinesi un tasso di ammortamento minimo dell’8% anziché l’attuale 10%. I dodici lettori di questa rubrica ammetteranno che non pare trattarsi di un gran cambiamento, e soprattutto di uno sul quale spendere troppe parole. La portata sulle finanze comunali è invece notevole.

Innanzitutto è sospetta la particolare rapidità con la quale l’emendamento dell’art. 158 cpv. 2 della Legge organica comunale è stato approvato. L’iniziativa parlamentare generica 573 è stata depositata solo il 26 gennaio scorso, e 5 mesi fino alla votazione plenaria sono davvero un tempo lampo nel mondo parlamentare (per giunta in periodo di elezioni cantonali). Quella che sembra pura cosmesi legislativa, potrebbe pertanto nascondere interessi ben maggiori, soprattutto di quei piccoli Comuni alla canna del gas che non possono spendere o investire tanto quanto vorrebbero. Lugano era per esempio contraria alla proposta.

Beninteso, ammortizzare la sostanza fissa di un Comune, per esempio un immobile, togliendo il 10% o l’8% sul valore dell’anno precedente è estremamente rapido se confrontato con le pratiche contabili nel privato. Basti menzionare che l’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche di Bellinzona, ossia il Fisco delle imprese, nel caso dell’ammortamento di immobili tollererebbe al massimo un 4% degressivo all’anno. Oltre questa soglia, il Fisco non accetterebbe il costo e lo riprenderebbe, aumentando così l’utile imponibile. Si osservi che un ammortamento del 10% sul valore residuo ammortizzato l’anno prima implica la cancellazione del valore iniziale in circa 40 anni, e non in soli 10 come ingenuamente si potrebbe credere. Abbassare il tasso all’8%, come deciso dal Parlamento, estende la durata di ammortamento su 50 anni.

Perché mai pretendere allora che la mano pubblica ammortizzi più rapidamente di quanto siano soliti fare i privati? In buona sostanza, per semplici motivi precauzionali a garanzia di una buona salute finanziaria dei Comuni. Alti ammortamenti significano alti costi, e pertanto un corsetto a quei Municipi e Consigli comunali che vorrebbero calcare la mano con le spese o gli investimenti, a parità di moltiplicatore d’imposta. Benché il Consiglio di Stato abbia richiesto una seconda lettura, è probabile che la riduzione dell’ammortamento minimo entri in vigore già nel 2016, in tempo per abbassare i moltiplicatori o lanciarsi in nuovi progetti proprio in periodo elettorale, quando gli amici non sono mai troppi.

A titolo di paragone, si consideri che il Modello di presentazione dei conti armonizzato per i Cantoni ed i Comuni (MPCA), ossia le regole di contabilità pubblica in Svizzera, è stato adattato negli ultimi anni e presto entrerà in vigore nella sua versione MPCA2. Questa prevede, nel caso di edifici, tassi di ammortamento tra l’8% e il 15%, e per opere di genio civile sotterraneo o strade almeno il 7%-10%. Tutto ciò significa che quanto il Gran Consiglio ha deciso, sotto pressione di alcuni Comuni e con largo sostegno di PS, PLR e PPD, è sì compatibile con i canoni svizzeri di contabilità pubblica, ma vicino al limite estremo. Alla faccia del rigore finanziario.

 

Paolo Pamini
Granconsigliere, La Destra (AreaLiberale)

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