Statalismo e relativismo dei valori
26.08.2015 - Paolo Pamini

Lo Stato è quella grande finzione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti. Così scriveva bene l’economista liberale francese Frédéric Bastiat a metà Ottocento. Ed i giovani ticinesi di oggi, futuri cittadini attivi, da che parte stanno? Giocano il gioco della spoliazione reciproca, oppure si rendono conto che le basi di una società virtuosa e della creazione di benessere risiedono altrove?

Un interessante termometro per misurare la cultura politica nelle giovani generazioni è il Consiglio cantonale dei giovani (CCG), ossia il parlamento giovanile cantonale che, come quello federale, intende avvicinare i giovani alle istituzioni e alla politica. Un po’ come i campi estivi per 17enni nei quali si inizia a guidare un’automobile sulla pista di un aeroporto prima di andare sulle strade vere. Tuttavia, oltre a saper guidare, bisogna sapere dove si vuole andare. Allo stesso modo, avvicinare i futuri cittadini attivi al mondo delle istituzioni politiche, certamente un passo utile e necessario, non implica sposare qualsiasi loro proposta.

Venerdì 11 settembre 2015 il Parlamento giovanile si riunirà nella sala del Gran Consiglio e discuterà con i Consiglieri di Stato le risposte che questi ultimi hanno dato in un rapporto scritto del 19 agosto alle richieste primaverili del CCG. Per chi si identifica in una cultura politica orientata alla sussidiarietà e al controllo dello statalismo che sta distruggendo l’Occidente con regolamentazioni e balzelli fiscali, scorrere le richieste fatte dai futuri cittadini è raccapricciante, e la necessità di educazione culturale e politica ahimè enorme.

Sono state formulate ben 29 richieste, una lunga lista della spesa che generalmente chiede che lo Stato faccia questo e quello. Naturalmente, i giovani parlamentari si guardano bene dal chiedere che lo Stato si tolga dai piedi, che tassi meno, che riduca la soffocante burocrazia, che favorisca l’iniziativa privata e la vita di associazione. In poche parole, nessuna più pallida idea di che cosa sia il DNA svizzero, orientato alla sussidiarietà, alle soluzioni dal basso e ragionate, alla società civile e al volontariato. E neppure un po’ di sana voglia di contestazione giovanile contro l’apparato. No, i membri del CCG sono stati talmente indottrinati dalla scuola di Stato e dai media che non vedono la minima necessità di prendere in mano il proprio destino una volta maggiorenni: preferiscono prolungare il limbo infantile affidandosi a papà Stato, e anzi chiedendogli ancor maggior servizi.

Si chiede per esempio di garantire pasti a buon mercato a studenti ed apprendisti, anche in ristoranti! E chi paga? Oppure di caricare il programma scolastico con mille desideri, anziché per esempio pretendere che il ministro Bertoli ed i suoi funzionari smettano perlomeno di bloccare la volontà popolare di insegnare la civica nella scuola dell’obbligo. Per non parlare della chicca: trattare nell’educazione sessuale anche omosessualità, bisessualità e transessualità. E perché non anche quella tra uomini e animali, non sono pure loro esseri viventi alla pari di noi umani?

Gramsci aveva ragione sull’egemonia culturale. Oggi è quella di statalismo e relativismo dei valori.

 

Paolo Pamini
Istituto Liberale
Granconsigliere, La Destra (AreaLiberale)

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